Il Vescovo nelle parrocchie “Santissimo Salvatore” e “Santa Maria del Carmine” fraz. Auduni, Curti, Caselle, Criscia di Gioia Sannitica

Key words? NOI!

Key words in inglese significa “parole-chiave”, cioè quelle parole (pronomi compresi) la cui importanza è come una chiave di accesso per ottenere risultati specifici, che permettono un rinnovamento: nuovo stile di vita, di pensiero, di comportamento, di atteggiamento ecc. E in questo pronome “noi”, sottolineato a conclusione, si può riassumere la visita pastorale che il Vescovo don Mimmo ha compiuto alle nostre parrocchie lunedì 4 e martedì 5 novembre.

Come prima incombenza, il vescovo ha messo al centro i malati, a cui ha dedicato le due mattinate. Don Mimmo si è “chinato” su ciascun malato con la tenerezza di un papà e di una mamma, incrociando i loro sguardi, ascoltando le loro “storie” con attenzione, donando conforto, consolazione, speranza; incoraggiando i familiari a condividere la croce con disponibilità gioiosa. Ogni incontro si è concluso con la preghiera del “Padre nostro”, dell’Ave Maria” e la benedizione nel nome della Trinità.

Nell’Eucaristia celebrata a Caselle, nella chiesa dedicata al “Santissimo Salvatore”, il vescovo ha invitato l’assemblea a riflettere sulle figure significative che hanno contribuito alla nostra educazione e formazione, facendo risuonare nel proprio cuore la Gratitudine (altra “key word” che il vescovo ha consegnato alla comunità), che si esprime nel riconoscere e apprezzare l’altro, chiunque esso sia, mettendo al centro i “crocifissi” della vita, immagine viva del Crocifisso per eccellenza.

Nell’incontro che è seguito nel salone della casa canonica con gli Operatori Pastorali (Consiglio Pastorale, Consiglio Affari Economici, Caritas, Catechisti, Associazioni, Congrega), don Mimmo ha voluto che ciascuno dei partecipanti “si raccontasse”. Persone prevalentemente segnate dal fenomeno della migrazione, pur di assicurare una vita dignitosa per la famiglia, che hanno sperimentato e sperimentano il sacrificio e la lontananza dalla famiglia; persone che aderiscono alla fede ma che provano delusione per la poca partecipazione, il disinteresse per la vita religiosa; si assiste impotenti alla frammentazione; anche le famiglie hanno perso solidità: il divorzio, la convivenza libera è un dato di fatto anche da noi e si nota scarso interesse per la formazione umana e cristiana dei figli; ci si scopre incapaci e inadeguati a trovare soluzioni. Qualcuno individua la scarsa partecipazione e la difficoltà a coinvolgere le persone, che qualche tempo fa erano più motivate, a causa del continuo avvicendamento dei parroci. La voce di alcuni giovani presenti ha evidenziato come i social network diventano comodi poli di attrazione che distolgono dalle relazioni reali, troppo impegnative da vivere, anche per timore di essere giudicati, criticati e altro; questo fenomeno riguarda anche i tradizionali luoghi di aggregazione. Sembra che ogni sforzo di aggregazione non provochi alcun interesse. Si avverte la carenza nell’avvicendamento degli impegni nel portare avanti la storia e le tradizioni civili e religiose. I giovani chiamano in causa anche il parroco e la parrocchia, che vorrebbero più coinvolgenti. Qualche giovane ha anche affermato di sentirsi “spaesato”.

Il vescovo ha ascoltato con attenzione, ha voluto sentire tutti. Ha espresso il suo pensiero pacatamente e con concretezza. “Già l’incontro di stasera, ha precisato, è un segnale positivo. Il fatto che siete qui è un gesto di speranza. Vi consiglio di cominciare a incontrarvi tra voi periodicamente. Credeteci prima voi; abbiate fiducia in voi stessi; non perdete la speranza. Soprattutto lasciatevi orientare dalla Parola di Dio”.

Nel pomeriggio del secondo giorno, nel salone della casa canonica ad Auduni, incontro esclusivo del vescovo con i giovani. Un incontro vivace, simpatico, sincero. Don Mimmo ha anzitutto esortato i presenti: “Abitate il vostro territorio con la testa e con il cuore. Avete una vita che si proietta e guarda al futuro. Vi invito a non sprecate la vostra vita; amate questo tempo della vostra vita e questo luogo dove la state vivendo e modellando. Non rassegnatevi, non accontentatevi delle scorciatoie che vi promettono e non mantengono quanto promesso, con il rischio di sprecare la vita. Capire che c’è un di più”. Poi il vescovo va alle domande che sono vere Key words per interpretare la vita: “Tu cosa stai facendo? Sei contento della tua vita? Cosa ti manca?”.

E il vescovo si è messo in ascolto. Impasto gli interventi: Michele chiede una maggiore libertà e autonomia; Daniel un lavoro fisso; Gabriele sente il vuoto e rimpiange la mancanza di persone familiari significative, che non sono più; Chiara avverte la mancanza di persone amiche sincere e affidabili, pur essendo circondata da tante amiche; Laura rimpiange la spensieratezza di un tempo; Gianni rivendica un margine di libertà; Pierangela desidera che un angelo dal cielo invochi per lei che le venga la voglia di studiare; Maria Pia è consapevole che gli manca qualcosa, ma fa fatica a individuare cosa gli manca; Denise, adolescente, confessa di essere contenta della sua vita.

Il vescovo si è divertito a chiedere ai ragazzi e giovani il cantante preferito o canzoni che hanno suscitato in essi emozioni. Chiara poi, ci ha allietato con un assolo di una canzone di Mia Martini.

Don Mimmo ha tratto le conclusioni: “Non contentatevi della vita che state vivendo! È come se vi sentiste arrivati. Vi chiedo di avere il coraggio di riscoprire nella vostra vita il NOI! Voi siete il presente di questo territorio. Camminate insieme ascoltandovi, incontrandovi. Amate questo vostro territorio, mettetevi in gioco e fate ciò che è nelle vostre possibilità”.

Il pomeriggio è proseguito con la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal Vescovo, concelebrata dal parroco don Filippo con l’assistenza del diacono don Valentino.

All’omelia il vescovo si è soffermato e ha invitato a rileggere la lettera di San Paolo ai Romani, proposta dalla liturgia del giorno: un vero programma di vita per costruire la comunione sul territorio. Parafrasando il vangelo di Luca, ha esortato ogni membro dell’assemblea a imitare il servo che il Padrone invita a uscire perché la casa si riempia di commensali. E qui è tornato il leit-motiv, quasi come una consegna: “Dobbiamo diventare NOI, che nessuno si senta escluso”. Il vescovo ha chiesto all’assemblea di ripetere a voce spiegata: “Noi!”

Dopo la celebrazione eucaristica, a conclusione della Visita, è seguita l’assemblea inter-parrocchiale. Il parroco, introducendo l’incontro, ha ringraziato il vescovo per l’esperienza di questi due giorni, in cui sono state affrontate varie tematiche e problematiche riferite alle nostre comunità. Tra l’altro, si avverte lo scollamento tra le parrocchie; tra le parrocchie e la diocesi. Come fare? Cosa fare per diventare comunità accogliente?

L’esperienza di Cristian è indicativa: ha lasciato la città di Bologna, dove pure aveva costruito amicizie vere, per tornare, sperando di ritrovare amici e persone cordiali; invece si ritrova solo, non si sente cercato pur avendo fatto tentativi di mettersi per primo alla ricerca dell’altro; ha espresso la sua amarezza e delusione per la mancanza di rapporto tra le persone. Antonella è tornata sul tema dell’avvicendamento dei parroci, che non hanno favorito la stabilità e la coesione tra parrocchia e fedeli. Anche il Sindaco, Giuseppe Gaetano, nel suo intervento ha messo in evidenza la difficoltà concreta a “gestire” una situazione anomala del territorio, troppo frammentato e dispersivo sia dal punto di vista civile, sia religioso. Altri interventi hanno messo in evidenza la necessità di progettare e camminare insieme.

Il vescovo ha concluso: “Le cose si fanno insieme, si decidono insieme; tutti corresponsabili, non solo il parroco o le singole persone. Siamo persone desiderate, cercate da Dio. È la comunità parrocchiale il luogo dove si fa esperienza di Dio. La Chiesa non è il vescovo o don Filippo ma la comunità, che si veste dello spirito di servizio. Occorre lavorare insieme, costruire insieme, abitare insieme, ognuno facendo la propria parte. Non c’è comunità se non c’è cuore. Non abbiate paura di rimettervi in gioco. Non accontentatevi di “fare” cose: impariamo a essere e diventare NOI!”

Il tutto si è concluso con un’agape fraterna nel salone parrocchiale.

Certamente la visita del Vescovo è stata occasione di grazia, di consolidamento della fede e di rinnovamento della vita cristiana. E, nonostante le tante problematiche, abbiamo sperimentato forte la presenza di Dio che è in mezzo a noi e cammina insieme a noi.

don Filippo Figliola e don Valentino Simone