Meditazione sul tempo presente del vescovo Giuseppe – Tempo dopo Pasqua, Aprile 2026

17-04-2026

Abbiamo celebrato la Pasqua. Abbiamo rivissuto  un evento, la morte di Gesù e il fatto  che è stato resuscitato dal Padre. Un evento che ha scosso la terra,   un evento che ha scosso il cielo,  un terremoto  che ha aperto la via di una vita che non finisce, per noi, per tutti quelli che non ci sono più. Soprattutto ci ha rinnovato la certezza che l’amore, la pace, la vita  sono più forti della divisione , della guerra e della morte.

In questo senso è un evento unico, e noi ci siamo immersi in questo evento, in questo tempo, in questo scenario così strano, così difficile, così bellicoso, dove tanti invece di stare dalla parte del Risorto  cercano di  tirare Dio dalla loro parte. .

Vivere questo tempo facilmente sembra possibile solo mettendo al centro se stessi, e camminando, diceva Papa Francesco,  come sonnambuli che non vedono, che non sentono, per cui tutto quello che succede è sullo sfondo di quello che conviene ad ognuno. Prima io, e chi non è con me è contro di me.  Questa caratteristica del nostro tempo fa di noi un mondo di irrilevanti, un mondo di tristi, un mondo di soli, un mondo di angosciati per se stessi, che va annullando il valore dell’essere insieme, del sognare, del cambiare, di tutto quello che è la storia che abbiamo alle spalle.

In questo siamo chiamati tutti, qualunque età abbiamo, al di là   delle capacità che abbiamo a rinnovare la nostra scelta di  portare la luce del Vangelo . Papa Leone ha detto che “Anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa è chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo”. L’amore di Dio è la luce che manca al mondo.

Abbiamo le capacità?  Perché si può sopravvalutare il senso della propria incapacità. Chi era capace, Pietro? Chi era capace, Andrea? Chi era capace, Giovanni? Il Vangelo ci mostra l’incapacità paurosa dei discepoli. E, in fondo, il più capace era l’apostolo Paolo, che prima di arrivare alla strada del Signore, ha dovuto farne parecchio di male, per poi cominciare a far bene.

Allora, spesso, si sopravvaluta la propria incapacità in questa missione del Vangelo. Una missione che non parte dalla tecnologia, che non parte dal potere o dal denaro, ma parte dall’incontro personale, cuore a cuore. Parte da quell’incontro personale che solleva il povero e che comunica all’uomo, alla donna, al giovane, all’anziano, il Vangelo di Gesù. «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» disse Pietro allo storpio.

L’amicizia nel nome di Gesù , nel nome del Vangelo, gratuita, fedele, comunitaria e personale insieme, donano a tanti la forza di sollevarsi e ricominciare a camminare.

Perché se il regno di Dio deve venire, il Regno di Dio è già in mezzo a noi. Lo aspettiamo con molta forza e decisione, lo viviamo e rendiamo visibile nelle nostre scelte e nelle nostre giornate, nell’amicizia nel nome di Gesù vissuta e condivisa.

Quindi, cari amici, ripartiamo da Gerusalemme con Gesù , sapendo che  Gesù risorto non ci aspetta più a Gerusalemme, ma in Galilea, nelle Galilee dei paesi , delle nostre contrade, nelle nostre Comunità, nelle periferie esistenziali. Anche gli istituti per anziani sono Galilee dove il Signore ci attende; galilee sono le case dove ci sono malati, poveri, migranti, persone con disabilità, giovani con disturbi o con dipendenza, soli. Siamo chiamati a ritrovarci in Galilea , nella fede semplice nel Signore Gesù. E nonostante i nostri limiti, il nostro peccato, la nostra ignoranza, il Vangelo ci aiuta a essere migliori, anche perché ci aiuta a guardare il mondo insieme e ad avere meno paura di un mondo che sembra aver perso il senso vero della vita. Ognuno di noi ha una ricchezza spirituale e solidale e umana da comunicare.

Lo Spirito del Signore  mette insieme le nostre miserie e ne fa una ricchezza. Dopo questa Pasqua del 2026 dobbiamo sognare un  futuro grande per ognuno di noi.

E allora un augurio di bene per ognuno, perché è importante il bene di ciascuno, la felicità di ciascuno. Perché si può essere in pace anche in un mondo in guerra, anzi si può lottare con la propria pace contro un mondo in guerra; si può essere felici anche in un mondo in guerra realizzando se stessi non contro o senza gli altri, ma facendo della propria vita un dono per gli altri. La Pasqua, liberandoci, ci fa liberatori. Per questo vogliamo essere angeli di questa Pasqua nei giorni che verranno. Volando o non volando, in base alle proprie forze o capacità ,  ma angeli della Pasqua.