Mercoledì delle Ceneri 2026

18-02-2026

Sorelle e fratelli,
iniziamo la Quaresima e sentiamo rivolto a noi personalmente e anche come comunità l’invito del Signore: ritornate a me con tutto il cuore, è il suo desiderio di averci con lui che risponde al nostro desiderio di ritrovare speranza e amore. Abbiamo bisogno di speranza e di amore e l’apostolo Paolo ci supplica: in nome di Cristo lasciatevi riconciliare con Dio, cioè non resistete al suo amore. Sono inviti per il nostro bene perché essere riconciliati con Dio, tornare con tutto il cuore a Lui, significa ritrovare noi stessi, essere riconciliati con noi stessi e con la vita che viviamo. Se l’avvento è un cammino chi ci porta a Betlemme oggi iniziamo un cammino che ci porta tutti a Gerusalemme dove ci ritroveremo ai piedi della Croce per poi gioire all’annuncio di Resurrezione.

Cari amici davanti al male si pensa di solito che non si possa far niente o, per lo meno, che non dipende certo da noi se le cose non vanno bene o come noi vorremmo. Così cresce il pessimismo e l’indifferenza, mentre si aspetta che arrivi finalmente qualcuno che aggiusti le cose; ci scopriamo deboli, ma anche umili (umile viene da humus, terra); ci scopriamo polvere soprattutto una polvere che è stata amata. L’amore di Dio ha creato da questa polvere un uomo e una donna, che possono amare, avere fratelli, figli, amici. L’umile crea legami, abbatte muri, fa amicizia, opera per la pace.

Il Signore ha scelto i discepoli perché creino una nuova umanità nel mondo. Nessuno può accontentarsi di essere indifferente. Dice il profeta Isaia a noi e al nostro tempo: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?.” (Is 43,18-19).

Non si può far niente? Si può far tanto con l’aiuto di Dio.
L’invito del profeta è quello di radunare il popolo, riunire tutti, dai vecchi ai fanciulli, dai lattanti alla famiglia, dai sacerdoti a tutte le genti. Questo perché la quaresima non è un cammino da fare da soli ma insieme; un tempo in cui tornare al Signore per ricevere quella forza spirituale che potrà sostenere la nostra umanità e renderci sorelle e fratelli, comunità in un mondo dove si cammina da soli, dediti a sé stessi, alla ricerca ansiosa del proprio benessere, prigionieri del nostro io. Non siamo mai orfani: Non siamo considerati estranei ma figli, magari figlio prodigo e dissipatore, figlio cattivo, ma un figlio che può cambiare.

Nella Dilexit Nos Papa Francesco ci ricorda che: “Se ci allontaniamo dalla comunità, ci allontaneremo anche da Gesù. Se la dimentichiamo e non ci preoccupiamo per essa, la nostra amicizia con Gesù si raffredderà. Non va mai dimenticato questo segreto. (DN 212)

Non vogliamo nemmeno dimenticare che è una Quaresima di guerra, la quarta Quaresima di guerra; in questi giorni continuiamo a pregare con tanta insistenza per la pace. Il male è la guerra e il bene è la pace: “il di più viene dal maligno” (Mt 5,37), quante chiacchere colpevoli per allontanare la pace. Si spreca tempo, mentre milioni di ucraini sono al freddo.

Chi si ricorda più di morti in Iran (non si sa quanti: dai 5000 ai 20.000), degli arrestati (26.000, di cui già 800 condannati a morte)? A Gaza decine di migliaia di morti. I poveri, i profughi sanno con chiarezza che cosa è il bene e lo chiederebbero se qualcuno si fermasse a parlare con loro. Ma chi ascolta i poveri? E’ la grande crisi umana, umanitaria, di tantissimi, senza futuro, umiliati e senza riscatto, condannati a vita alla miseria. Ma si vuole che il mondo continui così: sordo ai gemiti, cieco sul futuro, stordito, mentre pochi si arricchiscono e la miseria è di tanti. Questo non è il bene.

Ma Dio non si è rassegnato al male e prende l’iniziativa in questa Quaresima. E dice: “ritornate a me con pianti e lamenti./ Laceratevi il cuore e non le vesti,/ ritornate al Signore vostro Dio, /perché egli è misericordioso e benigno, /tardo all’ira e ricco di benevolenza /e si impietosisce riguardo alla sventura.”

E’ prima di tutto un invito a noi, in Quaresima: il cambiamento comincia dal mio cuore e dalla mia vita, dal non essere io al centro di tutto. Non si può sprecare il tempo e la vita. Di fronte a Dio non abbiamo nessuno diritto e l’unica nostra forza è la sua misericordia verso di noi. Ci consola che ancora ci chiami. Dio ci ama. Dio ama il mondo. Dobbiamo pregare con fede e accogliere nella preghiera i gemiti del mondo. Questa è l’offerta per il nostro Dio.

La Quaresima è tempo di misericordia e di perdono perché Dio, poi, non castiga e non manda castighi, ma nelle avversità – il male è sempre frutto del male – mostra tutto il suo amore e con le sue mani trafitte prende le nostre mani per aiutarci a pregare, per guidarci nel cammino, per risorgere con Lui. Il Signore non vuole che ci arrendiamo al male o accettiamo il deserto, ma lo trasformiamo in un giardino, a cominciare dal nostro cuore.

La Quaresima è un cammino interiore che ci spinge verso Dio e verso il prossimo perché impariamo a farci piacere quello che piace a Dio. Possiamo pensare che non ci serve farlo, pensando forse di aver già fatto abbastanza, anzi pensiamo forse che siamo fatti bene e che sono gli altri a dover cambiare, ma si cambia con gli altri e per gli altri e poi il perdono non possiamo mai darcelo da soli, lo riceviamo da Gesù e dobbiamo portarlo ai fratelli. Questa Quaresima, che ci trova preoccupati e confusi per le tante notizie che ci arrivano dal mondo, ci aiuti a prendere sul serio Gesù, a guardare con la sua compassione le tante sofferenze del mondo e a sentirla per la nostra vita. Gesù ci manda a diffondere il bene: e di avere il coraggio di farlo . Il coraggio è quello di voler bene, di non aver mai paura di voler bene perché l’amore per i fratelli è un amore che diventa sempre servizio. Oggi tutto si compra e sembra che la dignità dipenda da cose che si ottengono con il potere del denaro. Non c’è più spazio per un amore gratuito. Sant’Agostino diceva che noi agiamo sempre in base a ciò che ci piace di più: che ci piaccia di più, mi ripeto, ciò che piace a Dio, ciò che ci rende graditi a lui.

Le tre opere quaresimali sono semplici, umili, concrete, per tutti, perché a tutti possibili. Servono per farci trovare il cuore, anche se sembrano una rinunzia. Ma noi non ci priviamo, noi ci liberiamo. C’è bisogno di praticarle per capirle.

La prima è l’elemosina. Dare  gratuitamente (senza condizioni, senza ricompensa fosse solo la gratitudine). Non conta la quantità ma che sia non il superfluo che non ti priva di nulla. Imparare – e non si smette mai di farlo! – a dare in elemosina il cuore, cioè a volere bene nell’aiutare. L’amore è sempre un piccolo gesto ma fa sentire importanti. E non c‘è nessuno che sia così povero da non poter aiutare un altro povero.

La seconda è la Preghiera. Entrare nella stanza del proprio cuore, con Dio, da solo, e in piena intimità ascoltare Gesù che ti parla e che ti ascolta. I salmi, altre preghiere, i brani della Scrittura che ci accompagnano ogni giorno, aiuteranno. Portiamo al Signore le nostre richieste e le tante sofferenze del mondo, ad iniziare da quelle che conosciamo. La preghiera ci aiuta a fare silenzio delle nostre tante parole per imparare ascoltare Dio. Forse può sembrare di perdere tempo: in realtà stando con Gesù si impara a stare con se stessi e con il prossimo in modo nuovo. E poi la preghiera esprime la nostra ribellione verso la nostra indifferenza.

La terza è il digiuno: Il profeta Isaia (58,6-7) spiega quale digiuno vuole il Signore: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?” Digiunare poi anche dai giudizi, dalle parole violente, dal lamentarsi, da quello che divide e che allontana dal Signore e dai fratelli.

Buon cammino. Aiutiamoci gli uni gli altri, con le parole e l’esempio, pieni di Dio e per scoprire la bellezza della nostra vita che Dio vuole piena e che non finisca mai.
Ecco. Amen, Amen. Buona e santa Quaresima di speranza e pazienza.

+ Giuseppe, vescovo