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Buon (Natale) Corpus Domini…

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Voce dal Monastero / Viaggio verso Betlemme seguendo sette orme

di Suor Gabriella Chiara, osc

Vorrei portarvi con me: facciamo un viaggio. Andiamo in Terra Santa.

 
È questo il tempo del famoso editto che diede una svolta alla nostra vita. Una comune famiglia, da poco tempo sposata, con un figlio che sta per venire al mondo, si reca a Betlemme, terra natale del capofamiglia. Sette orme sulla strada, sterrata, ci fanno comprendere dove sono diretti. A breve saranno a destinazione; seguiamo queste sette orme. Sette è la pienezza, una pienezza che sta dirigendosi nel luogo da tempo indicato: “E tu, Betlemme così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il Dominatore in Israele (Mi 5,1; Is 7,14)”. La pienezza della grazia, per la prima volta, conduce con sé, quale Tabernacolo dell’Altissimo, quale donna portatrice del Pane vivo disceso dal cielo, la Parola, il Verbo di Dio. Un tabernacolo, che si reca, silenzioso, verso Betlemme/casa del Pane, dove Dio si transustanzia, in corpo umano. Sette orme: quattro sono le orme dell’asino che ha l’onore di condurre (anche in altra circostanza) il Verbo di Dio fatto carne. Due orme sono dello sposo/Giuseppe che conduce il tabernacolo/Maria sua sposa. L’ultima orma è data dal bastone che Giuseppe porta, simbolo della regalità della stirpe da cui proviene: “Giuseppe Figlio di Davide (Mt 1,20)”. Il Re dei re della terra è condotto da una discendenza regale. Il re Davide era “l’unto di Dio (1 Sam 16,12; 26,9)”; dunque una vera e propria Prima Processione Eucaristica della storia: il“Corpus Domini”. Quando un uomo raggiunge il proprio paese di origine, è sempre ben accolto da amici e conoscenti. Per questa coppia non c’è alcuna accoglienza. Tutti si rifiutano, non hanno posto per loro, neppure nel caravanserraglio, l’albergo dell’epoca. Gesù passa lo stesso tra l’indifferenza e la negligenza della gente. Eppure quello che non fanno le creature umane lo fa la creazione stessa che geme (Rom 8,22): la natura. Si offre subito una grotta, una misera cavità usata per riparare i pastori in tempi piovosi… si offrono un bue e un asino per creare calore con il loro respiro e la paglia in una mangiatoia per accogliere il Dio Bambino. “Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto (Gv 1,11)”. Mentre una stella cerca di far strada a dei re, perché rendano il loro omaggio regale a un Re loro superiore, degli angeli si fanno banditori regali, annunziando a dei poveri pastori il lieto evento. Molti partono a flotte per adorare Dio. Ecco la Prima Adorazione Eucaristica da parte di ogni ceto sociale dal più povero (i pastori), al più ricco (i Magi). Anche oggi i tempi sono bui, non è facile vivere, l’oppressione è tanta, molta è la confusione di chi, pur facendo fatica, stringe la cinghia e, tra le file dei negozi, prepara tutto il necessario per  il cenone, i regali sotto l’albero… ma poche sono quelle persone che nel silenzio si mettono in cammino, per seguire quelle orme silenziose. Un Natale che non è più di Gesù, ma di se stessi e dei propri desideri.
Dalla Clausura sale la preghiera a Dio affinché il Natale non diventi mai il Natale di Erode, il Natale della distruzione della gioia e della Luce. Questo è il tempo dello stupore e dell’adorazione di Gesù che si manifesta a noi. Ecco perché vi auguriamo Buon “ADORAMUS CORPUS DOMINI” a tutti.