10 Dicembre 2011
Non si tratta di uno scherzo. È l’augurio per il vero capodanno perché per noi, cristiani, il nuovo anno liturgico è segnato dall’Avvento. Cosa vuol dire avvento?
Deriva dal latino “Adventus” e vuol dire venuta, attesa. Quante volte nelle vostre case state per ricevere, per accogliere in famiglia un ospite di riguardo oppure un parente emigrato all’estero? Che cosa fate? Siete in fermento, cominciate a realizzare i primi preparativi. Vi pre-parate, provvedete prima, ma a che cosa? Ad accoglierlo. Per far questo avete bisogno di tempo: dovete ripulire, sistemare, spolverare … sembra che tutta la casa prenda vita. Quando vi raggiunge l’ospite, la vostra gioia è grande al punto tale che se qualcuno dovesse comunicarvi una cattiva notizia, essa non vi scalfisce affatto. Questo è quanto avviene nel cuore dei cristiani, specialmente in questo nuovo anno che il Santo Padre, Benedetto XVI, ha voluto fosse improntato sulla fede. Per quale motivo il sacerdote, in questo periodo di festa, suole indossare la casula viola? Per rispondere alla domanda, mi rifaccio a una tradizione che parla degli angeli delle 4 settimane d’avvento. Nella prima settimana, vi è un angelo che indossa un mantello blu. Egli discende dal cielo per invitare tutti gli uomini a prepararsi al Santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo e non ad una normale festa fatta di dolci, regali e viaggi. Il Blu è simbolo del silenzio, della pace e del raccoglimento. Nella seconda settimana l’angelo, col mantello rosso, scende dal cielo con un cesto, vuoto, nella mano destra. Il rosso è simbolo dell’amore. L’angelo ha il compito di vedere nei cuori degli uomini se vi trova amore. Quando lo trova, lo prende e lo porta in cielo. Il frutto di questo amore va a beneficio delle anime del purgatorio e per quanti, sulla terra, non hanno amore. Per questi ultimi diventa come una stella che illumina il cammino dell’uomo per condurlo al Signore. Con la terza settimana, un angelo dal mantello bianco e luminoso, discende sulla terra avendo nella mano destra un raggio di sole. È il simbolo della luce e della gioia che l’angelo porta ad ogni cuore rischiarandolo e illuminandolo con la sua luce. Infine l’angelo viola. Egli, nella quarta settimana, appare in cielo tenendo nella mano sinistra una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il viola è formato dall’unione del blu con il rosso e, se ricordate, ho appena detto che il blu è il simbolo del silenzio, della pace e del raccoglimento, mentre il rosso è simbolo dell’amore e delle opere buone compiute. Il suo significato è l’amore profondo che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore, ci si fa interpellare da Lui e con Lui si cresce come se fossimo in grembo alla nostra madre prima del parto. Da ora in poi il primo angelo ha già preso la sua mansione. È l’angelo blu. Ascoltiamolo, poniamoci in atteggiamento di profondo silenzio, creiamo un clima di raccoglimento e facciamo crescere la Parola dentro di noi così come ha fatto la B. Vergine Maria. Anche la Madre S. Chiara, nella terza lettera, invita S. Agnese di Praga a seguire le orme della B. Vergine Maria “specialmente quelle di umiltà e povertà. Senza alcun dubbio lo puoi sempre portare spiritualmente nel tuo corpo […] contenendo colui dal quale tu e tutte le cose sono contenute, possedendo ciò che si possiede più saldamente rispetto agli altri possessi transitori di questo mondo (FF 2893)”. La nostra vita affonda le sue radici nella fede. Fede vuol dire affidarsi a Dio come ha fatto Abramo e così ha dato al mondo Isacco figura del Cristo (Gen. 17,19.22.). Fede è accoglienza della Parola di Dio che parla nel roveto ardente (Es 3,2-7) e nei comandamenti (Es 20,1-21). Fede è timore, riverenza, stupore, fiducia, obbedienza, abbandono nelle braccia amorose del Padre “tranquillo e sereno come un bimbo in braccio a sua madre [Sal 131 (130) interconf.]”. Isaia 30, 15 afferma che "Se tornate a me in pace, sarete salvi. Se avrete fiducia in me sarete forti (Interconf.)". Quando crollano tutte le sicurezze umane, quello che ti resta è la fede. Ti ricordi del passato quando, da piccolo, i tuoi cari, ti insegnavano a fare il segno della croce, a recitare le prime preghiere, a gioire del Natale del Signore e ad aiutare i genitori nella realizzazione del Presepe e dell’albero di Natale, ad attendere i doni con impazienza… la fede genera la fedeltà. Fedeltà che è riconoscere Dio come l’unico ed è nello stesso tempo riconoscibile nel retto comportamento, nella costanza dell’ascolto della voce di Dio, nel lasciarsi plasmare, trasformare dall’amore divino. Ogni qualvolta ci segniamo con il segno della croce, recitiamo una preghiera, riceviamo l’Eucaristia facendo comune unione (comunione) con il Signore, diciamo “amen”. Anche questo è simbolo della nostra fede perché attestiamo che, quel che diciamo o facciamo, “così è”. E allora prepariamoci ad entrare, ad attraversare questo grande portone che ci viene spalancato innanzi: l’anno nuovo. Pre-disponiamoci, ri-puliamoci, pre-pariamoci ad allargare le braccia quando il Signore, l’Ospite per eccellenza, sta per venire tra le nostre “notti”, nella nostra solitudine, sofferenza; nelle nostre parrocchie, attraverso la celebrazione Eucaristica e la Liturgia della Parola e delle Ore; nelle nostre case attraverso il presepe; nei nostri cuori attraverso la Comunione Eucaristica (comune unione con Lui). Amen. Auguri.
Suor Gabriella Chiara, osc










