La Madonna di S. Alfonso rifinita dall'amico pittore Di Maio

Maggio: un mese con Maria


Le Glorie di Maria

Santuari Mariani della Diocesi

Avvento: Diabete da orologio ?!?!

Stampa
PDF

Voce dal monastero / Tra il “corri corri” e la pazienza di vivere l’incompiuto presente

di Suor Gabriella Chiara, osc

Pur vivendo rinchiuse tra le mura claustrali, siamo solite effettuare “una capatina sul mondo” servendoci dei media (quotidiani e telegiornali).

Da uno sguardo panoramico sull’andamento socio-politico-economico-religioso-familiare del mondo, ci viene spontaneo pensare che, se facessimo una statistica “sull’ATTESA e la capacità di resistere all’attesa”, certamente la domanda consequenziale dipenderebbe dallo scopo: “perché attendere?”. Se si tratta di attendere all’appuntamento con la ragazza dei propri sogni, siamo pronti a fare le nottate, magari anche sotto la pioggia, senza emettere un lamento. Qualora si trattasse di fare la fila alla cassa di un supermercato, ci verrebbe subito la noia e si sceglierebbero degli orari meno affollati per far presto. Sì, perché tutto deve scorrere velocemente. Poi diciamo che il tempo vola. Siamo noi che, schiavi, vittime del frenetico attivismo, finiamo per divenire insaziabili di tempo. Ecco insorgere il “diabete del tempo”. Perché diabete? Per il fatto che nel diabetico, insorge una sete insaziabile. Ci ingolfiamo tra i “corri corri” frenetici quotidiani, ormai noti con il termine “corsa al tempo”, ma a sera, si è distrutti, tutto diventa insopportabile, persino l’ambiente familiare… e le conseguenze sono visibili. Nel Libro delle Lamentazioni si legge: “E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore (3,26)”. Attendere? Impossibile! Eppure il Signore ci chiede di attendere, di saper aspettare. Non sappiamo più attendere perché non conosciamo la famiglia dell’attesa. Ve la presento. Essa è composta da una madre: la pazienza; un padre: il desiderio e da alcune delle tante sorelle: perseveranza, vigilanza, attenzione, speranza, ricerca, memoria, e un fratello: il discernimento… Nell’articolo precedente, citavo la tradizione dei 4 angeli. Ora ci troviamo al terzo angelo: luminoso, col mantello bianco, che viene a noi con un raggio di sole. Per guardarlo, occorre fermarsi. Ci siamo mai fermati a guardare il cielo, la natura, gli ambienti che ci circondano? San Paolo in Romani 8,19-25 afferma che la creazione stessa attende con impazienza la rivelazione. Dio ha una capacità di attendere, indescrivibile. Perché? Ci ama in modo immenso. In questo tempo così precario, abbiamo perso il dono della pazienza, non ci fermiamo più ad attendere, ci adiriamo, pretendiamo, vogliamo, ci spetta di diritto… Non ci siamo ancora resi conto che in questa attesa, particolare, natalizia, non siamo tanto noi ad attendere il Signore che viene, quanto Lui ad attendere noi che andiamo, come i pastori, i Magi, verso la grotta. Anche noi siamo chiamati a fare lo stesso perché “possediamo le primizie dello Spirito (Rm 8,19-25)”. Per questo motivo siamo chiamati a gemere interiormente aspettando nella speranza. L’attesa senza la speranza, senza la pazienza, senza l’attenzione… non è più attesa. Il fidanzato che aspetta la sua ragazza attende nella speranza, che arrivi presto, è attento a tutto ciò che può creare disguidi, è perseverante, non si perde d’animo, né si dà per vinto. La mamma che è in stato gravido, si dice che è in attesa; ella effettua tutti i preparativi necessari per il nascituro, è gioiosa, è ansiosa (come sarà quando verrà al mondo, che farà…), è paziente, vigilante e dentro geme, freme. Perché arrivare a gemere dentro, in questo tempo di avvento? Perché siamo in attesa del riscatto della nostra corporeità e mondanità. Noi siamo succubi del mondo e delle sue attrattive. L’attesa rende il tempo carico di desiderio e di attenzione cioè di una tensione interiore di tutta la persona verso il fine assegnato alla vita. Maria è la donna dell’attesa, di un’attesa che è già preghiera. È un’invocazione, è anelito, è discernimento ed è riconoscimento, contemplazione della presenza di Dio. È la pazienza che ti fa attendere. “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza. Nell'abbandono confidente, sta la vostra forza. Il Signore aspetta per farvi grazia; beati coloro che sperano in lui”(Is 30,15.18). La pazienza è un’arte, è l’arte di vivere l’incompiuto, di vivere la parzialità e la frammentazione del presente senza disperare. La pazienza non è soltanto la capacità di sostenere il tempo e di rimanere nel tempo, ma è anche la capacità di perseverarvi. Quando si sarà giunti a questo livello, allora la pazienza e l’attesa, ti fanno capacità di sostenere gli altri, di sopportarli, cioè di assumerli con i loro limiti e portarli. L’attesa del Signore che viene a noi (Emmanuele=Dio-con-noi), deve portare il cristiano a disciplinare i propri desideri, a imparare a desiderare, a frapporre una distanza fra se e gli oggetti desiderati, a effettuare una sorta di “ascesi laica” cioè una capacità di lotta interiore contro le banalità che possono rendere il tempo (Krònos) dell’esistenza umana insensato, a passare da un atteggiamento di consumo, di attivismo sociale, a un atteggiamento eucaristico.  Questi sono i sentimenti con i quali ci stiamo disponendo con tutte le nostre forze, in attesa che il Signore ci raggiunga e noi gli permettiamo di farci raggiungere. Buona attesa. Santo incontro. Felice abbraccio.