IL SOGNO DI DIO E IL SOGNO DI MARIA - lettera del vescovo Mimmo per la IV Domenica di Avvento, 24 dicembre 2017

Campania SantAgata de Goti festa del malato DSC 7631Cara Rosa,
scrivo a te, perché il Natale ormai è alle porte. Ricordo il tuo lavoro in comunità, le tue ansie, il tuo quotidiano accogliere le sfide, dare fiducia, ritrovare speranza. Ricordo il lavoro di tanti di voi che è semplicemente cura: di un bambino che viene, di famiglie in difficoltà, di madri sole, di giovani stretti nella morsa della dipendenza.
Come aprire le porte a questo Natale senza ricordarmi di tutti voi?

L’esperienza di vite rinate, capovolte per via di un amore pronto a sporcarsi le mani, ad accompagnare cammini, continua a essere per me luce e forza. Ho bisogno di dire con voi grazie al Signore della vita, per quanto mi ha donato attraverso di voi, per quanto continua a donarci oggi.

L’Incarnazione è un mistero così grande, Rosa.. eppure tanto vicino. È per tutti, perché è dono, eppure a volte così nascosto nei nostri ripiegamenti su noi stessi. È luce, eppure a volte lo cerchiamo fuori dalla vita. Non sappiamo perché accade così ma il Signore è più grande di noi, delle nostre paure, delle nostre fragilità, del nostro peccato.
Il tempo dell’Avvento ce lo ricorda: Lui stesso viene a cercarci mentre ci chiede di preparare la via. Non ci lascia soli in quello che ci chiede e rende possibile. La sua fedeltà, la sua stima verso di noi, la sua fiducia, rendono possibile la nostra risposta, il nostro servire l’umano in Lui.
Il Signore viene per camminare con noi, per sanare le nostre ferite, per ascoltarci, per ristorarci nelle fatiche e oppressioni. Ci ama. Un amore così non chiede nulla, solo di essere accolto. Attende il nostro sì. Cerca un posto tra le nostre braccia, nella nostra preghiera, nell’ascolto dell’altro, nell’impegno che mettiamo nel nostro lavoro. Viene a donarci vita, la Sua, perché diventi in noi vita che fa vivere altri.
Accogliere, ascoltare, attendere, ospitare, accompagnare, educare, aiutare, rialzare, incoraggiare, fidarsi, chinarsi... tu sai di cosa sto parlando. Quanti volti rivedo! Questi verbi, che sono l’anima di una comunità che mette al centro il servizio all’umano, sono i verbi dell’amore, i verbi della prossimità stessa di Dio all’uomo, il sì di Dio che si fa storia, promessa e compimento!

A Maria, la madre di Gesù, accade qualcosa di grande ma anche così vicino a noi. Qualcosa che possiamo capire e assumere nella fede, imparando da lei a fidarci e ad affidarci.
Maria riceve il saluto di un angelo. Le parole che le sono rivolte non le appaiono come un privilegio, ma provocano in lei un profondo ascolto e un totale coinvolgimento, fino a chiedersi “che senso può avere un tale saluto”. Mostra un’attitudine a cercare il senso profondo delle cose che le accadono, di cui diventa mediazione per la vita di altri.

“Hai trovato grazia presso Dio”: un dialogo, tra Maria e l’angelo, che raccoglie anche il nostro ascolto. La venuta del Verbo nella realtà umana rivela, in Maria e in noi, il desiderio di Dio di renderci capaci di riconoscere il senso della grazia e la grazia del senso, il fondamentale valore della nostra vita come chiamata a diventare luce, dono, condivisione piena di tutto noi stessi.
Ora Maria riconosce che a Dio piace la sete che lei ha nel cuore, piacciono le sue domande, il suo riflettere, lo sguardo che ha sulla storia. Accade qualcosa che le rivoluziona il cuore e il capire.

Nell’ora dell’annuncio ci fu tutta l’emozione, in lei ragazza, per lo sguardo di Dio che si era posato su di lei. Già sentirsi guardati da qualcuno genera interiormente emozione, pensa accorgersi di essere guardati da Dio! Emozione e turbamento, perché se sulla piccolezza di Maria si è acceso lo sguardo di Dio, è anche vero che a Maria è chiesto di prestare la propria parte. Sguardo di Dio che è misericordia, tenerezza che mette insieme i cocci della storia donando il Figlio, nella cui umanità sarà riconoscibile la salvezza presente, l’intenzionalità di comunione operante da sempre. Questo dono chiede di essere accolto. A Maria è chiesto concretamente di credere, di accogliere concretamente l’opera di Dio in lei e rallegrarsi, gioire.
La disponibilità di Maria si fa risposta: “Come avverrà questo?”. Verità di se stessa non taciuta all’angelo, umile constatazione della propria condizione, sincerità possibile pur nell’esperienza di tanta sproporzione. Atteggiamento di fondo che le permetterà di scoprire poco a poco cosa realmente significhi mettersi a disposizione di Dio.
Semplicemente Maria c’è: “eccomi”, piccola parola in cui Maria c’è tutta. “Eccomi”: piccola parola che ora fa la vita. “Eccomi”, “ci sono”, “ci sono per te”, ne sono parte, desidero esserne parte.
Quando qualcuno dice “eccomi”, “ci sono” ... nasce la vita, nasce una speranza.
“Eccomi” è il contrario del tirarsi indietro, tagliarsi fuori, disinteressarsi, non prendersi cura, non assumersi la responsabilità. Se l’eccomi è parola che parla attraverso la vita, allora è parola che cambia la storia, la cambia definitivamente dalla parte dell’uomo.
Il mondo, la società, la Chiesa stessa, sarebbero diversi se ogni giorno ciascuno dicesse: “Ci sono, mi assumo la mia responsabilità”. Ci sono, non ho paura di sporcarmi le mani.

Non ci sfugga la solitudine di Maria nel momento in cui l’angelo si allontana da lei.
Non ci spaventi la solitudine che ogni vero incontro con Dio e con l’altro comporta per rispondere in modo nuovo, radicale, alla vocazione di essere uomini e donne nella verità e nella libertà. Non ci blocchi la solitudine che permette la cura di quel desiderio profondo che da sempre abita in noi e che chiede finalmente di essere riconosciuto e accolto.

Ci sarà un posto per tutto questo nel nostro cuore?
Perché sentiamo spesso difficile unirci al canto di Maria, al suo Magnificat? Come se avessimo bisogno di fare sempre nuovamente esperienza dell’operare di Dio nella nostra vita, di riconoscere la sua presenza in noi e nell’altro, il suo sguardo di benevolenza.
È importante accogliere sinceramente questa nostra fragilità, questo bisogno profondo, inespresso, che rischia di paralizzarci. Abbiamo bisogno di fare come Maria, metterci in cammino sulle tracce di Dio e sulle speranze del cuore!
Maria non si preoccupa più di sé, della sua inadeguatezza, vive a partire dall’iniziativa di Dio, dall’ascolto dello Spirito.
Ciò che il mondo esclude, Dio lo privilegia. Il debole, l’umile, sa che è Dio che sta salvando il mondo. Il Dio della quotidianità di Maria è un Dio che non lascia soli, non abbandona gli ultimi.
Il sì di Maria è già canto di lode, riconoscimento che a Dio davvero tutto è possibile.

Attendiamo in fondo anche noi qualche angelo che ci venga a dire che la nostra vita è preziosa agli occhi di Dio, che la nostra vita vale, che il Signore ha bisogno di noi! Attendiamo di rallegrarci ...

Maria ha accolto dentro di sé l’umanità assunta da Dio, l’amore di Dio per me, per te, per noi. Sarebbe bello chiedere insieme di accogliere questo amore per noi, per l’altro, per tutti; chiedere al Signore di venire a rinnovare il nostro cuore, i nostri criteri, per sostenere in noi scelte consapevoli, responsabili, frutto di ascolto e di reale cura del discernimento.
Solo quest’amore riapre gli occhi della nostra coscienza, del nostro credere, la responsabilità del nostro agire. Solo quest’amore ci spinge a comprometterci, cioè a dare tutto noi stessi.

La salvezza entra non solo nella casa ma nel grembo di Maria. Il sogno di Dio e il sogno di Maria. Un’unità profonda che maturerà nel concreto della vita quotidiana, nel passare dei giorni, nella fatica delle scelte. La comunione con Dio in lei si fa storia, si fa scelta di servire Dio in una vita fatta di contraddizioni, impossibilità, strade tortuose ma anche sentieri nuovi di speranza, di condivisione dell’esistenza, di gioia per vite che rinascono. Quello che Dio le chiede è difficile che trovi spazio nella mentalità del suo tempo, eppure diviene possibile.
Maria è la donna che ci riporta con i piedi per terra, alle nostre relazioni, ai nostri travagli interiori, ai nostri deserti, alle nostre desolazioni, alle nostre fragilità e povertà. Il cielo accoglie il nostro camminare e la strada accidentata, la terra accoglie un grembo gravido di speranza. Il cielo chiede di volgere gli occhi alla terra e la terra spinge ad alzare gli occhi al cielo.
È la strada del cammino condiviso, dell’incontro inatteso, del sole che torna a splendere. È la via della conversione, del concreto volgere lo sguardo a questa umanità amata da Dio.

Ci vuole molto coraggio a prendere in mano i dubbi, le paure, i timori, e fidarsi. Ci vuole coraggio a chiedere che lo Spirito ispiri il nostro capire, il nostro riflettere. Ci vuole coraggio a pregare. Ci vuole coraggio ad affidarsi.
Ma si genera speranza a partire dalla speranza che rinasce in noi.
Maria lascia che la sua solitudine sia abitata dalla prossimità di Dio. Si mette in viaggio perché sua cugina ha bisogno di lei. Le parole di Elisabetta svelano la gioia e la sorpresa di un incontro: “A che debbo che la madre del Signore venga a me? Il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”.
Il cuore è lieto perché qualcuno è li che attende di dare voce al nostro sogno!
Il viaggio degli umili, il cammino della conversione continua a Dio e all’altro, sono apertura al futuro. Gli umili danno volto nuovo alla storia. Gli umili ascoltano e si rallegrano! Così il deserto del nostro vivere comune, della nostra società segnata dal peccato dell’indifferenza, dai limiti dell’individualismo e del facile sopruso, da smarrimento del senso diventa luogo in cui poter riscoprire l’essenziale. Donne e uomini provati dalle intemperie della vita sono ancora capaci di innamorarsi del vero e del bene. Dio è incantato dalla bellezza di questa umanità.
Umanità dolente ma in cammino, umanità che conosce il tradimento e le crisi ma che non si arrende, umanità caduta ma che cammina.

Il canto di speranza è il canto della riconciliazione! Fermento nella storia per una fede viva, un riflettere critico, per parole dense di significato e di vita.
Maria davvero ci porta a Gesù. Un bambino nasce per noi, ci è dato un figlio! Prendiamoci cura di questa umanità che è stata riversata nel nostro grembo, lasciamoci rigenerare dall’amore di Dio, accogliamo in noi la pace che non è assenza di inquietudini ma è mani impegnate a curare, mani sporche di dubbi, della fatica dei conflitti e della pazienza di attraversarli e superarli.
La grandezza di Maria sta nel lasciarsi amare, nel vivere questo come realtà più vera del suo essere, nell’accogliere la vita come benedizione di Dio.

Ritorniamo a Lui, a questo incontro di sogni. L’annuncio di salvezza non è avvenuto tra le mura di un tempio ma nella vita, nella vita di una fanciulla, in una piccola città, in un’umile casa, in un incontro, nel silenzio di una preghiera. Non temere, verrà il Signore e ti riempirà la vita!

† don Mimmo, tuo Vescovo

Sant'Alfonso Maria de' liguori

Beata Sr Maria Serafina DSC

Servo di Dio Mons. Luigi Sodo

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