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Il Vescovo servitore della “nuova” evangelizzazione - 29 settembre 2011

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Confratelli nel sacerdozio
Revv.di  Diaconi
Religiosi e Religiose
Fedeli laici,

celebriamo oggi la festa liturgica dei SS. Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
Nella nostra diocesi oggi celebriamo anche la giornata “pro episcopo” in  cui siamo chiamati a riflettere sul ruolo del vescovo nella Chiesa e nella società.
Vorrei soffermarmi in questa omelia sulla figura del vescovo come servitore della “nuova” evangelizzazione, non senza prima avervi ringraziato per la vostra presenza nel giorno del mio onomastico.
Il vangelo di san Matteo termina con queste parole: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare ciò che  vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).
La missione evangelizzatrice, continuazione dell’opera voluta dal Signore Gesù, è per la Chiesa necessaria e insostituibile, espressione della sua stessa natura.
Tale missione ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda  dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici. Questo perché mentre il messaggio di Gesù non cambia mai, la cultura, la visione della vita, la sensibilità degli uomini cambiano continuamente.
Se è vero che la cultura per sua natura cambia, vi sono  periodi storici in cui il cambiamento diventa più celere. Siamo in presenza in questo caso di una svolta epocale  in cui il passato non c’è più e il futuro lo si intravede in modo nebuloso.
A situazione nuova deve corrispondere una evangelizzazione nuova , «“nuova”  - come disse Giovanni Paolo II ai vescovi dell’America latina -  nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni». Essa non significa nuovo vangelo perché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb13,8), ma una risposta adeguata ai segni dei tempi, ai bisogni degli uomini e dei popoli, ai nuovi scenari che disegnano la cultura attraverso la quale raccontiamo le nostre identità e cerchiamo il senso delle nostre esistenze.
Perciò il Papa ha promulgato una lettera apostolica (21 settembre 2010) in forma di “motu proprio” – Ubicumque et semper – con la quale ha istituito il Pontificio Consiglio per la Promozione  della Nuova Evangelizzazione  il cui presidente  - S.E. Mons. Rino Fisichella - ha tenuto la relazione fondamentale - La nuova evangelizzazione. Una sfida per la Chiesa di oggi – al XII Convegno Pastorale Diocesano che abbiamo celebrato al Centro Emmaus di Cerreto Sannita dal 14 al 16 settembre.
Se il dovere di annunciare il Vangelo è proprio di tutta la Chiesa, lo è a titolo speciale dei vescovi. L’attività evangelizzatrice, mirante a condurre gli uomini alla fede o a irrobustirli in essa, costituisce una manifestazione particolare della sua paternità. Il vescovo è il primo annunciatore del Vangelo con la parola e con la testimonianza della vita. Egli deve essere cosciente delle sfide che l’ora presente reca con sé e avere il coraggio di affrontarle.
Centro vivo dell’annuncio del Vangelo è Cristo crocifisso e risorto per la salvezza di tutti gli uomini. Cristo, infatti, è il cuore dell’evangelizzazione.
Il concilio Vaticano II sottolinea che la missione dell’insegnamento proprio dei vescovi consiste nel custodire santamente ed annunciare coraggiosamente  la fede. E’ quanto avvenuto nel corso dei secoli sino ad oggi.
Per questo la vita della Chiesa e la vita nella Chiesa è per ogni vescovo la condizione per l’esercizio della sua missione di insegnare. Un vescovo trova la sua identità e il suo posto all’interno della comunità dei discepoli del Signore e, specialmente quando dalla sua cattedra episcopale esercita davanti all’assemblea dei fedeli la sua funzione di maestro nella Chiesa, deve ripetere con sant’Agostino: “A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell’unico maestro, siamo con voi condiscepoli nella stessa scuola” . Nella Chiesa, scuola del Dio vivente, vescovi e fedeli sono tutti condiscepoli e tutti  hanno bisogno di essere istruiti  dallo Spirito Santo.
Con l’ordinazione episcopale ciascun vescovo ha ricevuto la fondamentale missione di annunciare autorevolmente il vangelo ed è costituito  dottore autentico  che predica al popolo a lui affidato la fede da credere e da vivere nella propria vita.
Per questo il vescovo è il catechista per eccellenza. E’ perciò sempre valido quanto  si legge nell’esortazione apostolica  Catechesi tradendae: “E’ dovere di ogni  vescovo assicurare nella propria Chiesa l’effettiva priorità di una catechesi viva ed efficace. Egli stesso, anzi, deve esercitare la sua sollecitudine mediante interventi diretti destinati pure a suscitare e a conservare una autentica passione per la catechesi” .
L’evangelizzazione della cultura e l’inculturazione del vangelo sono perciò parte integrante della nuova evangelizzazione. Giovanni Paolo II ai partecipanti al congresso nazionale italiano del Movimento di Impegno Culturale  ebbe a dire: “Una fede che non diventa cultura, non è una fede pienamente accolta, non interamente  pensata, non fedelmente vissuta” . Pertanto ogni vescovo, considerando i valori culturali presenti nel territorio in cui vive la sua Chiesa particolare, dovrà impegnarsi perché il vangelo sia annunciato nella sua integrità sì da plasmare il cuore degli uomi ni e la vita dei popoli.
Il ministero del vescovo quale annunciatore del Vangelo e custode della fede nel popolo di Dio non sarebbe compiutamente esposto, se mancasse l’accenno al  dovere della coerenza personale. Il suo insegnamento continua con la testimonianza e l’esempio di una autentica vita di fede. Se il vescovo, che insegna con una autorità esercitata nel nome di Gesù Cristo la Parola ascoltata  nella comunità, non vivesse ciò che ha insegnato, darebbe alla stessa una messaggio contraddittorio.
L’impegno del vescovo perciò è l’impegno di sempre: annunziare il Vangelo di Cristo salvezza del mondo. Ma è  impegno caratterizzato da urgenze nuove che esigono la concorde dedizione  di tutte le componenti del popolo di Dio. Il vescovo dovrà poter contare sui sacerdoti, sui diaconi, sui consacrati e le consacrate e su tutti i fedeli laici.
La nuova evangelizzazione  perciò dovrà essere un’opera corale che impegna tutti i membri del popolo di Dio perché sia segno, nella storia, dell’amore del Padre  che ha permesso la morte del Figlio per la nostra salvezza.
Sant’Agostino  scrive: “Da quando mi è stato posto sulle spalle questo peso (= episcopato), di cui dovrò rendere un non facile conto  a Dio, sempre sono tormentato  dalla preoccupazione per la mia dignità. La cosa più temibile nell’esercizio di questo incarico  è il pericolo di preferire l’amore proprio alla salvezza altrui. Però, se da una parte mi spaventa ciò che io sono per voi, dall’altra mi consola il fatto che sono con voi. Quello è nome di un mandato ricevuto, questo è nome di grazia. Quello di pericolo, questo di salvezza.
Aiutatemi, cari fratelli e sorelle, con la vostra preghiera perché trovi la mia gioia  non tanto nell’essere vostro capo quanto nell’essere servitore della nuova evangelizzazione.
Sia lodato Gesù Cristo.