Il Messaggio natalizio di Mons. Michele De Rosa, vescovo
Sant'Alfonso: Il vescovo che ha fatto diventare il Natale più umano e caldo
Carissimi,
rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore. Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo.
Con il Santo Natale il nostro pensiero va anche a San’Alfonso Maria de’ Liguori, nostro vescovo dal 1762 al 1775, con le famose poesie: Tu scendi dalle stelle, A Gesù Bambino nel presepe, A Gesù bambino, Al Divino Bambinello, Maria contempla il suo SS. Bambinello che dorme, Quando nascette Ninno a Bettalemme.
Nel 1758, quando Sant’Alfonso pubblicava presso la tipografia napoletana di A. Pellecchia il volumetto del Natale recante sul frontespizio una deliziosa immagine di Gesù Bambino che pesca i cuori, il presepe raggiungeva a Napoli la sua piena espressione con i classici pastori modellati da autentici artisti, che stupirono l’Europa.
La rappresentazione plastica della Natività di Cristo era divenuta, attraverso l’animata scenografia, la più tipica manifestazione dello spirito religioso partenopeo.
Sant’Alfonso apportò con i suoi scritti e con le sue iniziative un tono più caldo e penetrate alla ricchezza dei motivi presepiali settecenteschi, spesso superficiali e scialbi.
Dopo San Francesco di Assisi e San Gaetano da Thiene nessun santo si è cordialmente interessato del Natale come il nostro vescovo.
Sant’Alfonso succhiò sulle ginocchia materne la tenerezza per Gesù Bambino, ascoltando rapito accanto al padre le stupende Cantate dei pastori che risuonavano in città durante il periodo natalizio, specialmente nell’attesa della Messa di Mezzanotte tra lo scoppio dei tric-trac e il brio dei pifferai.
Quei ricordi di limpide gioie gli rimasero indelebili in fondo al cuore. Più tardi venne a suscitarli con estatica veemenza una cara statuetta di Gesù Bambino nelle fasce regalatagli dalla mamma, che se ne privò, inviandola a Ciorani (SA). Il santo ne fu lietissimo e il 25 di ciascun mese la faceva esporre tra i ceri nel coro dove i suoi discepoli meditavano gli avvenimenti di Betlem e rinnovavano i sacri voti.
Appena sacerdote nel 1726 parlò intorno alla Notte Santa muovendo dalle narrazioni evangeliche di San Matteo e di San Luca, illustrandole con la dottrina patristica. E spinto occasionalmente dall’estro scrisse versi anche in dialetto napoletano che musicò per rallegrare i poveri lazzaroni e gli artigiani adunati nelle “cappelle serotine” da lui fondate per far conoscere Gesù.
Nella meditazione sul Santo Natale, Sant’Alfonso scrive che la nascita di Gesù Cristo apportò un’allegrezza generale al mondo. Egli fu il Redentore desiderato per tanti anni e con tanti sospiri. La grande gioia che l’angelo annunciò ai pastori, oggi l’annunzia a noi e ci dice: “Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: è nato per noi il Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,10-11).
Il pastore è venuto a salvare le sue pecorelle dalla morte donando la sua vita per loro. L’agnello di Dio è venuto a sacrificarsi per ottenere a noi la divina grazia e per rendersi nostro liberatore, nostra vita, nostra luce e anche nostro cibo nel Santissimo Sacramento
Gesù ogni giorno nasce nel Sacramento per mezzo dei sacerdoti e della consacrazione: l’altare è il presepe e ivi noi andiamo a cibarci delle sue carni. Quando ci comunichiamo - insegna la nostra fede - non solamente in braccio ma dentro il nostro petto sta quello stesso Gesù che stette nel presepe di Betlemme.
Egli per questo è nato, per darsi tutto a noi: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un Figlio” (Is 9,6). BUON NATALE.










