Carissimi,
il Santo Natale, verso cui stiamo camminando, evoca l’amore, la gioia, la serenità, l’armonia. Ma guardandoci intorno vediamo purtroppo guerre, rancori, atteggiamenti di odio e di contrapposizione.
Quando parliamo di Gesù - Dio che si fa uomo, vero Dio e vero uomo - dobbiamo sottolineare che le venute del Signore sono due: la prima quando nasce nella grotta di Betlemme e la seconda alla fine dei tempi (parusia) quando il Signore ritornerà per giudicarci.
Nella Cappella Sistina Michelangelo dipinse il giudizio universale. Al centro c’è Cristo giudice e molte anime in atteggiamento di paura. Pur nella sua grandezza artistica, la raffigurazione di Cristo di Michelangelo non risponde alla concezione biblica del giudizio.
San Matteo (Mt 25,31-46 )invece ci presenta Cristo che non giudica dall’esterno condannandoci o premiandoci a sua piacimento. Cristo infatti è raffigurato come re-Messia, il cui compito è rendere giustizia ai suoi discepoli e condannare gli empi. Egli è presentato anche come pastore che separa le pecore e le capre nei vari stazzi della notte; è, quindi, la guida del suo gregge. Ma aldilà dell’immagine del re, del giudice e del pastore appare in un modo evidente l’oggetto del giudizio ultimo: è l’amore per i fratelli più piccoli.
L’amore è la grande discriminante che definisce i discepoli di Cristo ed è anche l’impegno fondamentale per tutti gli uomini in attesa della venuta piena e definitiva del Signore.
È il tempo che noi stiamo vivendo e che non pare proprio che sia illuminato dall’amore. Il potere posseduto o ardentemente desiderato acceca.
Quando da parte dei politici si usa un linguaggio da strada, anche in Parlamento, quando questi non sono da meno per mettere in cattiva luce l’autorità, significa che il messaggio del Natale non è stato recepito per nulla.
Ma noi non dobbiamo farci influenzare da loro che non sempre sono esempi di moderazione e di amore fraterno. Meno male - come ha detto il Presidente della Repubblica - che la società civile è più coesa della “casta” dei politici.
Noi cittadini vogliamo vivere serenamente facendo il nostro dovere di cristiani e di cittadini e non sentiamo proprio bisogno di un clima civile inquinato.
Ma un’altra cosa vorrei dire che mi sta molto a cuore. Durante il periodo natalizio, secondo disposizioni comunali, i negozi rimarranno aperti anche la domenica. Sempre più spesso si trovano davanti ai negozi di città, non parlo dei supermercati, l’avviso: “Aperto tutta la settimana, anche la domenica”, “Aperto la domenica”. Nelle nostre zone poi la domenica si tiene il mercato.
Capisco che in questi tempi bisogna sfruttare tutte le possibilità per guadagnare. Ma mi chiedo: Quando la famiglia sta insieme? Quando i genitori sono vicini ai figli se, dopo una settimana di lavoro, anche la domenica ognuno va per conto suo?
L’anno scorso un mio amico medico era disperato perché si era accorto, improvvisamente e per caso, che un suo figlio si drogava e mi diceva: “Ma io ho lavorato tanto proprio per la famiglia. A mio figlio non ho fatto mancare nulla: la bicicletta, il motorino, gli indumento firmati, il cellulare di ultima generazione. Non meritavo un figlio drogato!
È vero che i nostri figli vogliono, anche per emulazione, tutte queste cose, ma desiderano ancora di più la vicinanza anche fisica dei genitori, la prossimità che significa protezione, capacità di cogliere i mutamenti dell’età evolutiva, accorgersi al momento opportuno se qualcosa non va per il verso giusto.
Questa deve essere la nostra risposta a Gesù che viene nel Natale e che ci attende alla fine della nostra vita per dirci: “Venite benedetti dal padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo” (Mt 25,34).
Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
+ Michele, vescovo










