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Il lavoro festivo

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di Mons. Michele De Rosa

Camminando per le vie delle nostre città si leggono sempre più spesso cartelli che annunciano l’apertura  dei negozi anche di domenica: aperto tutta la settimana, aperto anche la domenica.
Il “lavoro festivo”, già presente e praticato nella società industriale del passato, ha subìto una profonda trasformazione con la progressiva introduzione delle “nuove tecnologie” e con il nuovo modo di organizzare il lavoro.

Si registra un aumento crescente di “manodopera” festiva nel lavoro terziario e di servizi in genere (trasporto, attività turistiche, servizi sanitari, etc...). La giustificazione per tale lavoro è reale nei “servizi” essenziali, anche se non vengono meno i problemi a riguardo della vita umana e cristiana di questi lavoratori, spesso abbandonati a se stessi e con tempi assai lunghi di lavoro tanto da non permettere né sufficiente riposo, né vita familiare, né vita comunitaria, né vita religiosa.
Grave appare inoltre la condizione delle colf  e delle badanti i cui tempi di lavoro sono a volte illimitati.
Rimane di una certa gravità il fenomeno del lavoro agricolo in giorno festivo da parecchi esercitato come “doppio lavoro”. Nelle nostre zone poi il “mercato” si svolge di domenica impegnando i venditori e i compratori. La nostra cultura ha accettato con troppa facilità questo stato di cose!
Non si può dimenticare il lavoro domestico, specie delle donne, per la sua incidenza sul “senso della vita” e della festa.
Le difficoltà economiche di oggi possono permettere accomodamenti passeggeri anche per i tempi di lavoro. Va invece combattuta la mentalità, già presente, di far diventare norma definitiva ciò che può essere solo concessione temporanea.
Anche l’uso del tempo contribuisce alla qualità della vita. Nell’attuale “economia di mercato” il tempo è denaro per cui tutto nella vita è riferito all’impegno economico e al guadagno. E’ ritenuto valido solo ciò che fa crescere il conto in banca.
Questa concezione del tempo contiene  in sé anche la svalutazione del giorno festivo  e impedisce una vera crescita personale, una sana vita familiare, un doveroso impegno comunitario nella società e una vera “socializzazione” che comporta anche l’assunzione di doverose responsabilità di partecipazione alla vita civile e politica.
Per i cristiani la domenica è il “giorno del Signore”. “Ricordati  del giorno del sabato  per santificarlo.  (…) Il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato”(Gen 20, 8.11): suona così il comandamento dell’Antica Alleanza.
La Chiesa invece prese a celebrare il giorno della risurrezione del Signore: la domenica. Il cristiano non può vivere senza celebrare quel giorno e quel  mistero.
La domenica è il giorno in cui la Chiesa è convocata in assemblea per la celebrazione della “frazione del pane”, dell’eucarestia cioè, per la proclamazione della Parola di Dio e le opere di carità. E’ il giorno della missione perché l’eucarestia non è solamente  rito, ma anche scuola di vita per il credente che è chiamato a testimoniare con le opere nella vita personale e sociale il Vangelo proclamato.
La domenica è giorno di festa. Ogni festa nasce dalla confluenza di due fattori: un evento importante da vivere e il bisogno di ritrovarsi per celebrarlo gioiosamente insieme. Tale è la domenica del cristiano.
Ma anche  coloro che cristiani non sono devono rispettare il giorno di riposo. La famiglia, i figli soprattutto, hanno bisogno di attenzione. Molti genitori, ingolfati nel loro lavoro, trascurano l’educazione integrale dei figli con la buona intenzione di non far mancare niente alla famiglia.
Purtroppo capita spesso che i figli prendono strade pericolose e i genitori se ne accorgono quando  ormai è troppo tardi. Un mio amico, cardiologo, si fece  prendere totalmente dal lavoro da trascurare la famiglia. A un certo punto si accorse che uno dei figli si drogava. E tutto sconsolato mi diceva: don Michele, mi devi credere, io ho lavorato per non fare mancare niente  ai miei figli: capi firmati in modo da fare bella figura con gli amici, cellulare, motorino, bicicletta da corsa. E adesso mi trovo davanti a un figlio che si droga. I nostri figli vogliono le cose che la odierna tecnologia mette a nostra disposizione, ma hanno bisogno soprattutto di  amore, di affetto, di prossimità, di vicinanza, di chi li accompagni nella loro crescita. Solo così potranno crescere fisicamente e spiritualmente e essere buoni cristiani e onesti cittadini.
Saluti cordiali.