08 Novembre 2010
Carissimi,
dal 15 al 17 settembre u.s. si è svolto l’XI Convegno Pastorale Diocesano. Il tema era “L’educazione dei giovani negli orientamenti pastorali per il prossimo decennio”.
I nostri convegni sono occasione di riflessione per individuare le linee pastorali che tutta la diocesi dovrà seguire nell’impegno quotidiano dell’evangelizzazione, portare cioè Gesù agli altri con l’annuncio e soprattutto con la propria testimonianza cristiana.
Normalmente si concludono con un documento finale che costituisce la piattaforma dell’azione pastorale della diocesi .
E così è avvenuto anche per l’ultimo convegno.
La diocesi per poter fondare i suoi orientamenti pastorali su basi solide, ha commissionato una ricerca sulla religiosità giovanile dal titolo “I giovani tra identità territoriale e prospettiva per il futuro” i cui risultati, nelle linee generali, sono stati presentati durante il convegno. La ricerca, ultimata, sarà pubblicata.
Secondo la ricerca la crisi generale nella cultura, nell’economia, nella politica si riflette in modo drammatico nelle prospettive del mondo giovanile: prospettive rivolte al futuro ma vissute al presente. A questo proposito bisogna sottolineare che una fascia sempre più consistente di giovani sembra affetto da “sindrome di destrutturazione temporale” per cui il presente non comprende più in sé l’esperienza del passato né la progettualità del futuro: questa generazione sembra vivere il suo tempo come una sequenza accelerata di momenti dell’oblio e del lasciar vivere.
Il giovane tipo che è emerso dall’indagine è il “bravo” giovane ma “dormiente”. Come se i giovani vivessero in un limbo. Hanno poca dinamicità e creatività, poca capacità di prendere iniziative per essere protagonisti delle trasformazioni sociali ed emanciparsi dalla famiglia di origine.
Nell’analisi dei dati ritorna spesso il discorso dell’interiorità come espressione dell’esperienza religiosa.
Il dato dell’interiorità - della riflessione, della meditazione, ma anche di una preghiera personale - nell’ambito della sperimentazione della religiosità, si va diffondendo.
Ed è in questa situazione che possono assumere un’importanza determinante i luoghi di formazione che la Chiesa offre attraverso i momenti di crescita personale, senza conformarsi alle mode correnti ma sviluppando un pensiero creativo ed aderente al giovane “reale” e non “ideale”.
Ed è proprio questo giovane reale che è al centro del documento finale del nostro XI Convegno Pastorale Diocesano.
La comunità cristiana deve accogliere i giovani innanzitutto come “risorsa creativa” e non come esseri incapaci, aiutarli a realizzare nuovi progetti.
I giovani sono il domani della Chiesa, oltre che il domani della società, e sono il soggetto e l’oggetto primo della pastorale. Per renderli “protagonisti” occorre dare loro fiducia, camminare discretamente con loro, come fece Gesù con i discepoli di Emmaus, e far riscoprire Cristo che è già presente in loro quando si fanno domande sul senso pieno dell’esistenza. La Parola di Dio, da questo punto di vista, è fondamentale perché scava profondamente nella loro esistenza e stimola i giovani a farsi domande sul proprio stile di vita messo a confronto con quello di Gesù.
L’attenzione deve concentrasi sulla cura paziente e amichevole dei piccoli numeri e proporre loro un cammino più serio fondato sulla Parola di Dio. Tale cura non deve essere delegata esclusivamente al parroco che, per motivi oggettivi, non può fare tutto da solo. E bene che i laici aiutino le famiglie appena formate attraverso gesti semplici e vicinanza concreta.
I giovani dunque vogliono più spiritualità e meno ritualità e desiderano di essere ascoltati. In alcune parrocchie l’attività pastorale si riduce purtroppo al solo culto e un catechismo spesso di vecchio stampo per quanto riguarda la metodologia e le prospettive teologiche. Mancano quei gruppi, associazioni, movimenti ecclesiali in cui si fa formazione e in cui soltanto gli adulti oggi possono fare dei percorsi catechetici.
Il Sinodo dei giovani, che stiamo celebrando e che si trova ormai nella fase finale, è l’occasione buona per dare voce ai giovani e mettere in cantiere proposte rispondenti alla loro sensibilità e alle loro esperienze.
La pace del Signore sia sempre con voi.
Mons. Michele De Rosa










