23 Ottobre 2010
Chiesa italiana e Mezzogiorno
Il 21 febbraio 2010, prima domenica di Quaresima, è stato pubblicato il documento della Conferenza Episcopale Italiana “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, nell’intento di “riprendere la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese, con particolare attenzione al Meridione d’Italia e ai suoi problemi irrisolti, riproponendoli all’attenzione della comunità ecclesiale nazionale” (n.1).
È opportuno sottolineare che esso fa seguito al cammino di riflessione e di condivisione promosso dai vescovi delle diocesi meridionali fatto proprio da tutto l’episcopato italiano e sfociato nel convegno “Chiesa nel Sud. Chiese del Sud” (A. Russo, “Chiesa nel Sud. Chiese del Sud. Nel futuro da credenti responsabili”, Bologna 2009).
Il Mezzogiorno è alle prese con vecchie e nuove emergenze. Infatti profondi cambiamenti hanno segnato in questi ultimi anni il quadro generale internazionale, nazionale e anche quello del Mezzogiorno. In Italia è cambiata la geografia politica con la scomparsa di alcuni partiti e la nascita di nuove formazioni. E’ cambiato il rapporto con le sponde orientali e meridionali del Mediterraneo. Accenti di particolare gravità ha assunto la questione ecologica. “Il complesso panorama politico ed economico nazionale e internazionale ha fatto crescere l’egoismo, individuale e corporativo, un po’ in tutta l’Italia, con il rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei allo suo sviluppo” (n. 5).
Purtroppo nel Meridione è ancora presente la piaga della criminalità organizzata, rappresentata soprattutto dalle mafie, che avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l’economia, deforma il volto autentico del Sud.
Alla criminalità organizzata si aggiungono le piaghe della povertà, della disoccupazione e dell’emigrazione. La povertà presente in quasi tutta l’Italia si annida in particolare nel Mezzogiorno, caratterizzata dalla presenza di molte famiglie monoreddito, con un alto numero di componenti a carico, con scarse relazioni sociali ed elevati tassi di disoccupazione.
Oggi sono anzitutto figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale categoria dei nuovi emigranti. Questo cambia i connotati della società meridionale privandola delle risorse più importati e provocando un generale depauperamento di professionalità e competenze, soprattutto nei campi della sanità, della scuola, dell’impresa e dell’impegno politico.
Nelle nostre parrocchie cerchiamo di educare bambini, ragazzi, giovani ma alcuni di questi lasciano il nostro territorio per frequentare a Nord l’università. E’ chiaro che essi non ritorneranno e noi dobbiamo ricominciare sempre daccapo. “Anche le comunità ecclesiali - annota il documento - subiscono gli effetti negativi di tale fenomeno, sperimentando al loro interno inedite difficoltà pastorali che pregiudicano con siderevolmente la trasmissione della fede alle nuove generazioni” (n.10).
E’ in questo contesto che la Chiesa vuole dare il suo contributo per la promozione umana e spirituale della nostra terra. In particolare il primo, insostituibile apporto che le Chiese del Sud hanno da offrire è questo: “Le risorse, spirituali, morali, culturali che germogliano da un rinnovato annuncio del Vangelo e dall’esperienza cristiana, dalla presenza capillare nel territorio delle parrocchie, delle comunità religiose, delle aggregazioni laicali e specialmente dell’Azione Cattolica, delle istituzioni educative e di carità, fanno vedere e toccare l’amore di Dio e la maternità della Chiesa, popolo che cammina nella storia e punto di riferimento per la gente, di cui condivide giorno per giorno le fatiche e le speranze” (n. 14).
Il documento poi suggerisce di ripensare e di rilanciare le scuole di formazione sociale e politica. La nostra diocesi, attraverso il Centro Studi Sociali Bachelet, per il sesto anno consecutivo ha organizzato un corso di formazione sociale e politico destinato prioritariamente a studenti regolarmente iscritti al quarto e al quinto anno di un istituto di istruzione superiore e a liberi uditori.
Esso termina con un appello ai sacerdoti, ai giovani, ai consacrati e alle consacrate, uomini e donne di buona volontà e cercatori di giustizia e di pace: “bisogna osare il coraggio della speranza”.
Accogliamolo consapevoli che “sono necessari, e doverosi, l’aiuto e la solidarietà dell’intera Nazione, ma in primo luogo sono i meridionali responsabili di ciò che il Sud sarà nel futuro” (CEI, “Chiesa italiana e Mezzogiorno. Sviluppo nella solidarietà”, n.15).
✠Michele De Rosa










