La Madonna di S. Alfonso rifinita dall'amico pittore Di Maio

Maggio: un mese con Maria


Le Glorie di Maria

Santuari Mariani della Diocesi

Il vescovo nella comunità cristiana preferisce la salvezza altrui e non l'onore proprio

Stampa
PDF

sintesi dell'omelia di Mons. De Rosa nella giornata "pro episcopo"

Carissimi,
oggi celebriamo la festa dei Ss. Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
Per la nostra diocesi è anche la giornata “pro episcopo”, una giornata di riflessione sulla figura e il compito del vescovo nella Chiesa.
Ed è proprio sulla figura del vescovo che vorrei fermare questa sera la mia attenzione
La parola “vescovo” deriva dal verbo greco “episcopein” che vuol dire vedere sopra, vigilare, investigare. Etimologicamente quindi  “vescovo” è  sinonimo di osservatore, di ispettore.

Vescovi venivano chiamati all’inizio del cristianesimo i successori degli apostoli  che insieme ai sacerdoti formavano il presbiterio.
Quando nel IV secolo furono create le diocesi - termine che indica le  circoscrizioni ecclesiastiche - alla diocesi fu preposto un vescovo come guida con il compito di confermare nella fede - questo fu l’ufficio assegnato da Gesù agli apostoli -  con la loro paternità, in spirito di servizio a tutta la comunità. La parola “papa”, che significa padre, è un nome dato al vescovo  di Roma il quale, succedendo  a Pietro nella Chiesa di Roma, riceve anche il compito di guidare tutta la Chiesa.
Il compito specifico dei vescovi si esprime in un triplice dovere: insegnare, santificare e governare.
Innanzitutto il vescovo deve insegnare, deve trasmettere fedelmente il messaggio di amore del Signore. Egli non ha niente  di suo da offrire ma è custode della buona novella  che Dio ci ama talmente  da permettere  che il suo  Figlio muoia sulla croce per espiare i  nostri peccati. San Paolo scrive: “Io predico Cristo e Cristo crocifisso” (1Cor 2,2) perché attraverso la croce, la pratica del servizio ai fratelli l’apostolo deve condurre tutti alla vita eterna. Qualche volta c’è bisogno della denuncia, qualche altra volta occorre  riprendere  coloro che si allontanano  dalla retta dottrina e dalla legge morale. Sempre però nel vescovo deve prevalere l’amore  nel suo rapporto con gli altri. Non a caso San Giovanni nella sua prima lettera scrive  che o Teòs agàpe estìn: Dio è amore ( 1Gv 7,9).
Il vescovo poi è il presidente dell’Eucarestia “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù (Sacrosanctum Concilium, 10).
I vescovi  reggono le diocesi a loro affidate come vicari e legati di Cristo con il consiglio, la persuasione, l’esempio ma anche con autorità ricordando sempre  che chi è più grande si deve fare come il più piccolo e chi  è il capo come colui che serve (cf Lc 22, 26-27). Mandati dal Padre di famiglia, cioè  da Dio, a governare  la sua famiglia deve tenere innanzi agli occhi l’esempio del buon Pastore che è venuto non per esser servito ma per servire  e dare la sua vita per noi (cf Lc 22,22-27).
Questo servizio si esprime nel  trattare con particolare carità i sacerdoti: li consideri come figli e amici e siano disposti ad ascoltarli e a trattarli con fiducia e benevolenza, seguano con fattiva condivisione quei sacerdoti che, per qualsiasi ragione, si trovano in difficoltà  o sono  in qualche modo venuti meno ai loro doveri, si dimostrino premurosi verso tutti, di qualsiasi età o condizione. 
In conclusione il vescovo nella propria diocesi non è colui che comanda, un burocrate; non è il difensore del passato chiuso alle novità che vengono dal mondo in  cui vive e che devono essere accolte se servono a una migliore diffusione del Vangelo. Egli è il pastore che deve modellarsi sul buon Pastore, il Signore Gesù, e deve essere guida operativa e concreta del cammino pastorale e missionario della propria diocesi . E’ il Maestro autentico, che insegna cioè a nome di Cristo, con un magistero autoritativo. E’, come abbiamo detto, il presidente dell’Eucarestia, colui che presiede a ogni celebrazione in quanto, anche se egli è fisicamente assente, l’Eucarestia dice sempre riferimento al vescovo che è il centro visibile dell’unità diocesana.
Il Vescovo non è colui che sa tutto e sa fare tutto. Molti nostri sacerdoti in campi specifici sono più preparati del vescovo. E di questo sono orgoglioso. Il mio compito non è quello di eccellere in tutto ma quello di armonizzare le varie capacità, i vari carismi, e metterle a servizio della comunità cristiana che il Signore mi ha affidata. Diceva Giovanni XXIII: “Il vescovo deve fare, far fare  e dar da fare”.
Scrive Sant’Agostino: “Da quando mi è stato posto sulle spalle questo peso (= l’episcopato) di cui dovrò rendere un non facile conto a Dio, sempre sono tormentato dalla preoccupazione per la mia  dignità. La cosa più temibile nell’esercizio di questo incarico  è il pericolo di preferire l’onore  proprio alla salvezza altrui. Però se da una parte mi spaventa ciò che io sono per voi, dall’altra mi consola il fatto che sono con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano.
Perciò - cari confratelli nel sacerdozio, fratelli e sorelle - aiutatemi con la vostra preghiera e la vostra obbedienza, perché - come dice ancora Sant’Agostino - trovi la mia gioia non tanto nell’essere vostro capo, quanto nell’esservi utile servitore.