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CHIUSURA ANNO DI SAN MENNATO
1110 – 2010

Sant'Agata de' Goti, 12 settembre 2010


Eminenza Reverendissima,
La ringrazio, anche a nome di tutta la diocesi, per aver accettato il mio invito a presiedere la concelebrazione eucaristica in occasione del nono centenario della dedicazione di questa chiesa così ricca di storia e di arte.
La sua presenza in  mezzo a noi questa sera è una felice occasione per salutare il Santo Padre di cui vostra Eminenza è il più diretto collaboratore. Quando ho avuto la gioia di incontrare la prima volta Benedetto XVI, durante l’assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana nel maggio 2005, gli ricordai la sua venuta nella nostra diocesi. “Ah! – rispose – ricordo molto bene la giornata passata in Campania”. La seconda volta appena mi presentai come vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti  subito disse: “L’ho visitata la diocesi, ricordo bene”.
Questa chiesa, anche se piccola, ha parecchi titolari: il Salvatore, la Madonna, la Santa Croce, i Santi Pietro e Paolo e san Menna.
San Menna o Mennato, secondo la tradizione, nacque  a Vitulano (BN), cittadina non lontana da Sant’Agata de’ Goti. Di famiglia nobile, si ritirò sul monte Taburno che diventò ben presto meta di pellegrinaggi per tutti coloro che andavano alla ricerca di Dio così bene incarnato dalla vita di questo eremita.
Di “Menna uomo solitario” scrive per primo San Gregorio Magno nei Dialoghi. Gregorio ci informa che molte persone degne di fede gli avevano riferito esser vissuto nel Sannio “venerabilis vir, Menas nomine”, che conduceva vita solitaria. Niente  possedeva tranne qualche piccolo alveare da cui traeva alimento. Niente chiedeva, anzi dava ciò che riceveva in dono e soccorreva quanti andavano a lui dai dintorni e da lontano.
San Menna morì dieci anni prima della stesura dei “Dialoghi”, come afferma Gregorio Magno: “ante hoc fere decemnium defunctus est”, nel 583 cioè.
La devozione per il santo anacoreta si diffuse subito tanto che nei secoli immediatamente  successivi la fama era tanta che si diceva: Menas in Italia claret.
Nel 1074 Roberto Grengot – conte normanno di Caiazzo, Alife, Telese e Sant’Agata dei Goti – da Caiazzo, dove di trovava, si diresse ad Alife e poi a Telese, salì il monte Taburno, entrò nella chiesetta lì costruita in onore di San Menna, pose mano allo scavo e dal sacello, che per metà stava sotto l’altare, riportò alla luce i resti del santo eremita e li trasportò a Caiazzo. Tra il 1102 e il 1105 il conte Roberto trasferì le reliquie del Santo a Sant’Agata de’ Goti dove ebbero  degna sistemazione in questa chiesa e il nome del santo fu inserito nella sua titolazione.
Ricostruita la chiesa Roberto il Normanno volle che il Papa Pasquale II, fautore di una Chiesa povera ed energico difensore della pace con l’impero, venisse a consacrarla. L’occasione propizia si verificò quando il pontefice, nel 1110, venne a Benevento per celebrarvi un concilio. Il terremoto  del 1980 rese inagibile la chiesa che è stata riaperta al culto, con grande concorso  di popolo, nel 2005.
A seguito della profanazione dell’urna avvenuta nel 1674, le reliquie di San Menna furono trasportate nella cattedrale di Sant’Agata de’ Goti e, nel 1706, composte in una elegante urna di ebano e argento. In occasione di questo  centenario le abbiamo esposte alla venerazione dei fedeli nella “sua “chiesa. Il 19 giugno u. s., poi, abbiamo  celebrato anche un convegno di studi per conoscere  meglio la figura di San Menna e soprattutto mettere in evidenza la storia e l’arte di questa chiesa. Infatti il convegno si intitolava  “Intorno alla chiesa di san Menna a Sant’Agata de’ Goti”.
Eminenza reverendissima, gli storici che ci hanno tramandato questi avvenimenti sono unanimi nel sostenere che Pasquale II si fermò a Sant’Agata de’ Goti con tutta la corte, ospite del castello, non soltanto per consacrare  la chiesa ma anche  in omaggio all’attaccamento che la città nutriva verso la Santa Sede.
Noi non vogliamo esser da meno dei nostri padri. Anche noi siano attaccati alla Sede apostolica, in particolare al nostro Santo Padre, di cui ammiriamo la dolcezza nel tratto, l’umiltà, la profonda preparazione teologica unita alla sua proverbiale chiarezza nell’esporre il suo pensiero. Noi ascoltiamo con venerazione la sua parola e accompagniamo il suo ministero petrino con tanto affetto.
La preghiamo, eminenza,  di farsi interprete di questi nostri sentimenti presso il Santo Padre.
A Lei rinnovo il grazie di tutta la diocesi perché nel nome di san Menna abbiamo la possibilità di celebrare  questa sera l’Eucarestia da Lei presieduta  e di offrire i  nostri cuori al Signore, modello di ogni santità.