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Dottrina del sacerdote cattolico

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In tutte le religioni nelle quali è presente un sacerdozio, esso è connotato dall’idea della mediazione: il sacerdote presta la sua opera di intermediario tra i credenti e la divinità, in direzione ascendente e discendente. La modalità tipica della mediazione sacerdotale ascendente è quella del "sacrificio rituale", con il quale i fedeli rinunciano a qualcosa e lo offrono alla divinità in modo da attirarne le benedizioni e respingere le punizioni. Ma il sacerdote può anche far salire a Dio le preghiere, a nome dei fedeli, facendosi intercessore per essi. La mediazione discendente passa in genere attraverso la forma oracolare -non esclusiva dei sacerdoti- attraverso la quale l'intermediario porta ai fedeli i messaggi, più o meno chiari, che provengono dal mondo divino. Le più antiche funzioni del sacerdote greco sono quelle relative alla divinazione: il sacerdote, per Omero, è mantis, cioè l'indovino o veggente, l'uomo fornito di capacità di percepire le cose divine. Presso i greci non esiste un vero e proprio ceto sacerdotale sul tipo di quello ebraico: normalmente l'incarico viene conferito per elezione o mediante pagamento ed è di carattere temporaneo. Si riscontrano tuttavia casi di esercizio perpetuo di sacerdozio e di trasmissione per via ereditaria. Per Filone il sacerdote è simbolo del logos, della ragione. Tutti coloro che si distaccano dalle passioni e tendono alla ragione appartengono alla stirpe sacerdotale. Presso gli antichi egizi i sacerdoti non erano tante guide spirituali quanto funzionari del culto, amministratori di beni e specialisti nell'organizzazione di sacrifici. I Sumeri, gli Assiri e i Babilonesi conoscevano diverse figure sacerdotali, maschili e femminili, chiamate con appellativi diversi: alcuni rivestivano funzioni di governo, altre erano addette al culto, altre ancora al canto liturgico e alle lamentazioni funebri. L'evoluzione del mondo sumerico e quello assiro-babilonese ha comportato uno sviluppo delle funzioni sacerdotali in direzione della divinazione e dell'esorcismo. Fra gli Etruschi la religione occupava uno spazio decisivo anche nelle scelte politiche, assutne per lo più in seguito alle interpretazioni dei segni divini, fausti o infausti. Di qui l'importanza dei sacerdoti, gli aruspici, specialisti nella mantica, i quali derivano il loro nome dall'interpretazione delle interiora delle vittime, oltre che dai fulmini e dagli altri prodigi. Nel mondo romano, come del resto anche nel mondo greco, frequente era la richiesta di oracoli che per forza di cose dovevano essere ambigui: "ibis et redibis non morietur in bello".

L'dentikit del sacerdote cattolico che troviamo delineato nella Lumen Gentium  (n. 28), nella Presbyterorum Ordinis, nelle esortazioni post-sinodali Il Sacerdozio Ministeriale (1971) e Pastores dabo Vobis e nel documento della Congregazione per il Clero Il Presbitero, maestro della Parola, ministro dei Sacramenti e Guida della comunità in vista del terzo millennio cristiano (1999), presenta le seguenti caratteristiche.
Il sacerdozio cristiano differisce radicalmente dal sacerdozio delle altre religioni e anche da quello dell’Antico Testamento che non impiega mai il termine "hiereus" (sacerdote) per indicare gli apostoli ma lo riserva esclusivamente a Gesù Cristo e al popolo cristiano nel suo insieme.

Secondo il Nuovo Testamento c’è un unico mediatore tra Dio e gli uomini (1tm 2,5), un unico sacerdote, Gesù Cristo, e quindi anche un unico sacerdozio che il Signore esercita con la predicazione, l’azione e con l’offerta di sé.
Cristo ha voluto che la salvezza, il suo vangelo cioè e la sua vita, venissero trasmessi a tutti gli uomini. Per questo ha fondato la chiesa che nasce dal suo cuore squarciato e si manifesta nella Pentecoste.
Nella chiesa dunque siamo tutti sacerdoti, tutti partecipi dell’unico sacerdozio di Cristo (sacerdozio dei fedeli).
Ma per i compiti che svolgiamo nella chiesa partecipiamo al sacerdozio di Cristo in “modi diversi”.
Dagli scritti del Nuovo Testamento e in particolare dalle lettere di San Paolo risulta che l’elemento essenziale della Chiesa è l’apostolo, il quale, per comando di Cristo, ha particolari compiti di direzione nella comunità dei fedeli (sacerdozio ministeriale).
Al presbitero spetta particolarmente: a) il servizio della Parola, quella parola che si è fatta carne in Cristo ed è la fonte della nostra salvezza. Da qui la necessità di conoscere, meditare e vivere la Parola di Dio da parte del sacerdote. b) il servizio dei Sacramenti. Al vescovo e ai sacerdoti spettano, in maniera esclusiva, la celebrazione eucaristica e la riconciliazione con Dio attraverso il sacramento della Penitenza. c) il servizio della carità pastorale che si deve attuare nella guida della comunità, nella direzione spirituale delle singole persone, nel far convivere in modo idoneo i vari carismi presenti nella comunità da lui guidata.