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II Settimana Sociale: bilanci e prospettive

Si è conclusa domenica 21 marzo la II Settimana Sociale Diocesana dedicata al tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il nostro futuro” con un fitto calendario di appuntamenti che hanno toccato diverse comunità della nostra diocesi approfondendo tematiche di grande attualità quali l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini stranieri, la responsabilità educativa degli adulti, lo sviluppo di una nuova economia più umana e solidale, l’impegno dei giovani in politica attraverso forme di partecipazione e cittadinanza attiva.


Ogni iniziativa si è svolta in modalità e forme differenti al fine di coinvolgere in modo significativo tutte le parrocchie delle diverse foranie: ad esempio, si ricorda la cena dei popoli ovvero un banchetto di assaggi etnici realizzato in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Castelvenere e tante, tantissime famiglie immigrate che hanno contribuito portando pane, dolci, biscotti, tipici dei loro paesi di origine.
L’impegno, non facile, è stato quello di superare lo steccato ecclesiale perché questa settimana sociale potesse intercettare i bisogni e  le esigenze di tutti  e tutti insieme trovare strade possibili da percorrere mettendo in agenda e, dunque, tra le priorità alcune questioni fondamentali.
Pensare insieme, confrontarsi ascoltandosi, dialogare riflettendo, progettare condividendo, in una parola discernimento: questo è stato lo stile con cui la settimana sociale è stata pensata con l’intento di declinare l’idea di Bene Comune a misura della nostra realtà territoriale, al di là di ogni banale retorica ma cercando di individuare quelle emergenze, urgenze che richiedono una presenza qualificata, competente, significativa, fraterna della Chiesa e cattolici.
Fin dalla loro istituzione, le settimane sociali hanno rappresentato uno strumento per promuovere e favorire la partecipare dei cattolici all’elaborazione culturale su temi di rilevanza pubblica.
Il punto di riferimento da cui muovono è la Dottrina Sociale della Chiesa, con i suoi principi di fondo da incarnare nella diversità dei contesti. La lunga tradizione delle settimane sociali (esistono ormai da oltre un secolo!) ha visto i cattolici porre attenzione e farsi carico della trasformazione della società, dei processi in atto, del riconoscimento  dei meccanismi di sviluppo, di un’etica attenta alla realizzazione del bene comune e di un’autentica partecipazione democratica.
In questo tempo, così accelerato, complesso, fragile, in crisi, disorientato, è necessario un surplus di impegno da parte di tutti.
Questa settimana sociale ha voluto richiamare tutti i credenti a  non dimenticare le proprie responsabilità sociali, a non lasciarsi imbrigliare da logiche arrendevoli che nascondono tristemente l’accettazione di valori, comportamenti, atteggiamenti bel lontani dai valori del Vangelo.
Non è il momento di dire: IO NON CI POSSO FARE NIENTE… è questa l’anticamera del disimpegno, dell’individualismo e del menefreghismo.
È innegabile l’importanza che l’impegno sociale ricopre per i cristiani e la grande responsabilità a cui è chiamata la nostra comunità ecclesiale in ordine alla vita politica e civile della nostra realtà.
Il Bene Comune è, infatti, l’orizzonte dell’impegno di tutti i cristiani nel mondo, rappresentando la traduzione concreta e fattiva del messaggio evangelico nel proprio agire politico e sociale. Ciò significa, per citare la Gaudium et Spes, operare per realizzare “l’insieme di quelle condizioni di vita sociale grazie alle quali gli uomini possono conseguire il loro perfezionamento più pienamente e con maggiore speditezza”.
A questo impegno siamo chiamati tutti, in ogni ambito sociale in cui ci troviamo a operare.
Non può mancare, in questa domenica, un riferimento alla tornata elettorale in corso: l’invito a tutte le forze politiche e ai candidati a porre al centro del loro impegno la promozione della partecipazione civica e politica di tutti i cittadini.
La “cittadinanza attiva” è un capitale sociale da sempre presente nel nostro territorio; non va però dato per scontato: tante sono le dinamiche (sociali, culturali, economiche) che stanno erodendo questo patrimonio.
E’ opportuno pertanto contrastare questa tendenza, cogliendo ogni occasione per incentivare e promuovere il coinvolgimento dei cittadini, non solo a livello consultivo, come a volte già avviene, ma anche nei processi decisionali, compresi quelli più significativi. 
E’ necessario uno sforzo per la “ricostruzione” del tessuto partecipativo perché ormai è abissale la distanza tra le istituzioni, spesso identificate e confuse con la vita dei partiti, e i cittadini sfiduciati, delusi, amareggiata da esempi quotidiani di mal governo anche da parte di chi si professa cattolico ma manca di una testimonianza coerente e credibili. 
Sentiamo  il bisogno di un salto di qualità in termini di spirito di servizio, disponibilità a spendersi e a rinunciare a qualcosa.
Sono necessari esponenti politici intellettualmente onesti, davvero motivati al bene comune, disposti, soprattutto nei ruoli di maggiore responsabilità, a mettersi in gioco, a fare battaglie vere per le cose in cui credono, ponendo in secondo piano gli aspetti “tattici” della politica, relativi a equilibri interni, consenso, mantenimento o accrescimento di piccoli o grandi poteri.
È necessario  un “cambio di passo” se si vuole superare la situazione attuale, che può avvenire solo attraverso un recupero della sfera etica e morale dei singoli. Solo con politici che amano la Politica (con la P maiuscola!), che la vivono con passione e idealità è possibile riavvicinare la gente alla politica, far ritrovare la bellezza e la nobiltà del dedicarsi alla “Polis” e quindi, riattivare quel percorso virtuoso di partecipazione e di rispetto per “la più esigente forma di carità”, come diceva Paolo VI.
C’è bisogno di formare  una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumere in modo rinnovato responsabilità pubbliche e sociali e, dunque, concorrere nei modi propri e parziali di ciascuna al servizio del bene comune, come leggiamo nel documento di presentazione della prossima Settimana Sociale Nazionale.  Questa settimana sociale è nata senza dubbio dalla consapevolezza della necessità di affrontare i nodi relativi alle complesse trasformazione in atto, spesso avvertite, talvolta occultate, perfino manipolate. Ma prende corpo soprattutto dalla responsabilità che spinge ancora i cattolici a partecipare al cammino della società, affinché in essa emerga la centralità della persona umana, la dimensione etica dei rapporti sociali, il profilo alto della democrazia. Un impegno esigente e alto che richiede la volontà concreta di stare, con intelligenza e originalità, dentro la storia.

Nisia Pacelli