Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: Vescovo
14 Novembre 2011
Eventi Alfonsiani / 250° anniversario di consacrazione a vescovo diocesano di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori
di don Franco Iannotta
In occasione del 250° anniversario di consacrazione a vescovo diocesano di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il vescovo Mons. De Rosa e i parroci e la forania di Sant’Agata de’ Goti
stanno predisponendo un calendario di eventi tra i quali sono previsti un convegno di studi, una mostra “alfonsiana” di documenti, stampe, icone e paramenti sacri e celebrazioni in varie circostanze dell’anno. Un anno per riscoprire un’eredità eccezionale che ha segnato la storia e la tradizione di Sant’Agata de’ Goti e che si è irradiata da 25 anni nella nuova diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, ma che valica ogni confine per la spiccata fama che circonda il Santo, dal momento che nel corso di quet’anno 2011 anche il Santo Padre Benedetto XVI gli ha dedicato una speciale catechesi del mercoledì.
Il 12 ottobre 1761 si rese vacante la sede vescovile di Sant’Agata dei Goti. Per la scelta del vescovo il Papa Clemente XIII condivise il criterio del card. Spinelli che suggeriva di orientarsi su “un soggetto i cui meriti superassero quelli di qualunque”. La sorte cadde sul Rettore Maggiore dei Redentoristi, Alfonso de Liguori, “in cui, ad esclusiva di ogni altro, signoreggiar vedevansi le prerogative più distinte, perché nobile e cavaliere, uomo dotto e santo; e come tale presso tutti in stima singolare”. Mentre il Papa, tra il compiacimento di molti, si accingeva a rendere nota la notizia, “tutt’altro, scrive il Tannoia, passava per capo ad Alfonso”, che in quegli stessi giorni confidava al Vescovo di Cava de’ Tirreni che una della grazie che il Signore gli aveva fatto era quella di aver sfuggito il pericolo di essere vescovo.
Fu grande perciò l’angoscia quando il 9 marzo 1762 Alfonso lesse la lettera inviatagli da mons. Negrone in nome del Papa che l’eleggeva vescovo di Sant’Agata de’ Goti.
Il biografo Tannoia scrive che Alfonso “perde la parola, si smarrisce nei sensi, non sa che dire”. A nulla valsero i motivi di età, di malferma salute, di umiltà ed il voto in contrario. Il Papa fu irremovibile. Ed Alfonso, che non avrebbe cambiato la sua Congregazione con tutti i Regni del mondo, dinanzi ad una nuova lettera papale esclamò: non c’è posto per l’interpretazione, il Papa si è dichiarato in termini di obbedienza: bisogna obbedire.
L’accettazione dell’Episcopato costò molto ad Alfonso. Ancora il Tannoia scrive: “Se Alfonso evitò la morte, accettando il Vescovado, ascriver si deve a puro miracolo. Venendo in contrasto l’umiltà sua con la volontà del Papa, reprimendo se stesso, si sentiva ripetere: Iddio mi vuole vescovo, ed io voglio essere Vescovo”.
Mons. Alfonso de Liguori fece il suo ingresso in Diocesi l’11 luglio 1762.
A Mons. Liguori non erano sconosciute le responsabilità del Vescovo. A suo fratello Ercole, che si congratulava con lui, rispose: “Voi non mi procurate alcuna consolazione. Voi non sapete che cosa sia Vescovado e che cosa vuol dire dar conto a Dio delle anime degli altri”. Spinto dai Cardinali a ringraziare il Papa per l’elezione così si espresse: Beatissimo Padre, giacché vi siete degnato di farmi vescovo, pregate Dio che non mi perda l’anima.
D’altro tono era il giudizio del popolo di S. Agata al suo ingresso in Diocesi: “Abbiamo un Vescovo Santo, un Santo abbiamo in Sant’Agata”. Il 17 luglio 1775 Pio VI accettò le dimissioni di Mons. Liguori per motivi di salute. Come nell’accettazione così la parola del Papa era il segno della volontà di Dio per Alfonso che ritornò tra i suoi Redentoristi a Pagani.







