GMG: “...Perché mi siete diventati cari…”
03 Settembre 2011
di don Leucio Cutillo
L’esperienza della GMG è stata scritta nel cuore di ogni giovane come un’esperienza che spalanca lo loro vita su orizzonti ampi e ancora inesplorati, lasciando un desiderio di pienezza che lascia spazio ancora ad un cammino condiviso e accolto.
Se questo è stato possibile perché ci sono stati giovani e sacerdoti che non esitato a “spendersi” per lasciare spazio al Signore che parla al cuore. Perché ci sono stati giovani e sacerdoti che non hanno esitato a mettere al primo posto il bene e il bello per i giovani loro affidati. Se questo è stato possibile perché ci sono stati giovani e sacerdoti che si sono fatti compagni di viaggio dei giovani sostenendo le tante difficoltà, hanno cercato di dare il meglio affinché i giovani potessero sperimentare che non si è soli nel cammino della vita ma trovi sempre una persona che vuole semplicemente amarti per quello che sei.
Un grande grazie di cuore va alla Consulta di Pastorale giovanile diocesana e ai sacerdoti che ci hanno aiutato in questo compito così importante: don Giacomo Buffolino e don Giuseppe Campagnuolo. So che un grazie non può bastare! Ma ogni cosa è scritto nel cuore come segno indelebile. In questa esperienza della GMG, in ogni momento che abbiamo vissuto, il ricordo vivo è stato per il nostro Vescovo Michele De Rosa. Grazie per la sua vicinanza e per la sua grande disponibilità spronandoci a dare e fare sempre il meglio per i giovani.
A tutti i giovani che hanno partecipato alla GMG un grazie per la bellissima testimonianza che hanno lasciato nella vita di ognuno. Grazie "...perché mi siete diventati cari" ho scritto ogni emozione, ogni vostro volto nella mia storia! Perché quando una persona entra nella storia dell'altro resta li per sempre! e voi ci sarete per sempre! Lo zaino è stato svuotato ma mi accorgo che ancora molto pesante, un peso che non si fa fatica a portare perché è la gioia di avervi incontrato!...voi mi siete diventati cari per sempre!! Quante immagini, quanti momenti indimenticabili riaffiorano nella mente, mentre sei "taggato" tra una foto e l'altra... sembra quasi che questo "pellegrinaggio" non ha mai fine. In un momento di sana lucidità ti accorgi che è proprio così! Perché è con gli amici veri, è con le persone che ti sono diventate care percorri le strade della vita! La tua storia con loro è il "pellegrinaggio della vita", un viaggio senza fine. Cuarto Vientos ti ha insegnato che solo rimanendo uniti, solo facendosi coraggio a vicenda, anche le montagne diventano pianura!!! Questa è la consapevolezza della bellezza di una vita vissuta senza riserve: essere per sempre compagni di viaggio!
La Giornata Mondiale della Gioventù: l’invio a testimoniare l’Amore
…e tornarono con gioia per annunciare le meraviglie del Signore!
Non è facile “raccontare” la GMG. La Giornata Mondiale della Gioventù o la si vive e quindi ne assapori la bellezza e la gioia oppure si rischia che tante parole non dicano la straordinarietà dell’evento.
Se la Giornata Mondiale della Gioventù viene vissuta ne comprendi il “perché” di uno zaino in spalla; ne accogli il senso profondo di una precarietà che non è fatica ma è gioia da condividere; trovi la spiegazione dei tour de force per poter vivere al meglio tutti quegli appuntamenti che non hanno altro che il “significato” profondo di un incontro che cambia la vita…radicata in Cristo unico fondamento del proprio esistere.
Si! Proprio così… lo zaino in spalla, qualche vestito di ricambio e qualcosa per ripararsi dal freddo… C’è tutto! C’è tutto perché l’esperienza che si è andata a vivere a Madrid era continuare ad accendere quella fiammella che ogni giovane porta dentro; era quel desiderio di mettersi in cammino perché si cercava quel “di più” che dona gioia vera all’esistenza umana.
Questa è l’esperienza che anche i giovani della nostra diocesi hanno vissuto nei giorni madrileni: anche loro sono andati a Madrid a trovare o ritrovare le risposte alla propria fede. A chiunque chiedeva o chiede: “ma cosa siete andati a fare a Madrid?” La risposta è sempre la stessa: vivere con tutti giovani del mondo la gioia di essere di Cristo intorno al Santo Padre, accogliendo il suo invito ad essere radicati nel Signore della vita. A Madrid i giovani sono andati anche per vivere l’esperienza dell’incontro che ha il sapore della condivisione; di un incontro che dice di un abbraccio che fa sentire tutto il bene. In questo “desiderio d’incontro” i giovani hanno trovato il coraggio per affrontare tutti i giorni madrileni. Nella gioia hanno ritrovato le radici profonde nell’essere profondamente certi di aver trovato un Amico che chiama per nome! E indica il sentiero da seguire e attraverso le parole e le esortazioni del Santo Padre, hanno detto il loro “si”, il si ad un progetto di vita!
Il Papa, infatti, rivolgendosi ai giovani ha detto: «Però la fede non è frutto dello sforzo umano, della sua ragione, bensì è un dono di Dio: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne, né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. Ha la sua origine nell’iniziativa di Dio, che ci rivela la sua intimità e ci invita a partecipare della sua stessa vita divina. La fede non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con Lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso. Così, la domanda “Ma voi, chi dite che io sia?”, in fondo sta provocando i discepoli a prendere una decisione personale in relazione a Lui. Fede e sequela di Cristo sono in stretto rapporto. E, dato che suppone la sequela del Maestro, la fede deve consolidarsi e crescere, farsi più profonda e matura, nella misura in cui si intensifica e rafforza la relazione con Gesù, la intimità con Lui. Anche Pietro e gli altri apostoli dovettero avanzare per questo cammino, fino a che l’incontro con il Signore risorto aprì loro gli occhi a una fede piena. Cari giovani, anche oggi Cristo si rivolge a voi con la stessa domanda che fece agli apostoli: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Rispondetegli con generosità e audacia, come corrisponde a un cuore giovane qual è il vostro. Ditegli: Gesù, io so che Tu sei il Figlio di Dio, che hai dato la tua vita per me. Voglio seguirti con fedeltà e lasciarmi guidare dalla tua parola. Tu mi conosci e mi ami. Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani. Voglio che Tu sia la forza che mi sostiene, la gioia che mai mi abbandona».
La Giornata Mondiale della Gioventù 2011 è la GMG che segna nella vita dei giovani il coraggio di dare risposta alla domanda fondamentale per ogni credente, è il coraggio di rispondere a quella domanda che Gesù, ancora oggi, rivolge al giovane del terzo millennio: “Ma tu chi dici che io sia nella tua vita?”. E i giovani non hanno avuto paura, non hanno esitato a dare una riposta concreta, una risposta senza riserva; hanno risposto attraverso il loro coraggio, attraverso la loro concretezza, attraverso il loro affrontare tutte le difficoltà che giornalmente si presentavano; attraverso la loro accoglienza di quella proposta profonda che i vescovi attraverso le catechesi hanno fatto. Questa domanda profonda sul senso del proprio esistere ha trovato risposta nell’incontro con la misericordia infinita di Dio; attraverso il sacramento della riconciliazione, i giovani, hanno sperimentato la bellezza del perdono e dell’abbraccio che ha il sapore di un amore vero, di un amore che non chiede nulla in cambio ma semplicemente la certezza di essere amati sopra ogni cosa e senza riserve.
In quell’incontro con il Santo Padre, mentre la pioggia bagnava i tanti volti, i giovani, hanno detto “Si”, hanno sperimentato che cosa significa rimanere radicati in Cristo… neppure la pioggia ha lasciato spazio allo sconforto, anzi è nelle difficoltà della vita – ci ricorda il Signore – che bisogna provare e vivere la propria fede; e la “generazione GMG” ha testimoniato e vissuto questo invito: radicati e fondati in Cristo unico salvatore del mondo. I loro sguardi sono rimasti fissi nello sguardo di Gesù Eucaristia; il silenzio, la contemplazione, l’emozione, le lacrime, hanno detto a Colui che si affianca al loro cammino: “Resta qui con noi perché si fa sera!”. I giovani in quell’istante hanno riconosciuto il Signore che è Luce e Vita, hanno riconosciuto il Signore che è risposta alla loro vita.
Di questa generazione le nostre chiese hanno bisogno. È di questa generazione che le nostre parrocchie hanno bisogno, perché non hanno seguito semplicemente l’istinto o la moda ma un invito di autenticità; è questa generazione che le nostre comunità possono “inviare” per essere annunciatori di speranza; è questa generazione che nelle nostre comunità si fa testimonianza viva di un incontro con l’Amore. Le nostre comunità, i nostri gruppi ecclesiali non devono aver paura di rintracciarli e di “inviarli” nelle strade del mondo.
Questa generazione è stata chiamata per nome da Cristo. I giovani oggi sono chiamati più che mai a farsi servi per amore, vivendo l’esodo da sé senza ritorno nella sequela dell’Abbandonato, costruendo la via in comunione, solidali specialmente ai più deboli e ai più poveri dei loro compagni di strada. Se Cristo è al centro della loro vita e della vita della Chiesa intera, se Egli è colui al quale restano appesi, avvinti alla Sua croce, illuminati dalla Sua risurrezione, allora non potranno chiamarli fuori della storia di sofferenza e di lacrime in cui Egli è venuto e dove ha conficcato la Sua Croce per estendervi la potenza della Sua vittoria pasquale. I discepoli della Verità che salva non sono mai soli: essi sono con Lui, al servizio del prossimo, vivendo così la compagnia del Dio con noi.
Per tanti “il servizio al prossimo” può risultare difficile,tanto più per giovani. Nelle giornate madrilene, invece, i giovani hanno dato testimonianza di quanto sia più bello donare che ricevere. Incontrare l’altro non era poi così difficile: non importava la lingua, non importava il colore della pelle, non c’erano differenze; i giovani hanno costruito ponti di dialogo, ponti di solidarietà, ponti di accoglienza: bastava scriversi sul guance: “free hugs” (abbracci liberi) per dire che non c’erano differenze ma solo la voglia di camminare insieme e vivere ad unisono l’amore infinito di Dio.
In questa accoglienza senza tempo e senza differenze che l’annuncio del Santo Padre ai suoi giovani a Rio De Janeiro è esploso in un’apoteosi da far comprendere che questo non era lo “spegnere i riflettori” sulla GMG 2011 ma un invito a portare fino ai confini della terra la gioia dell’incontro con l’Autore della vita.
Questo invito è risuonato nelle parole del Papa: «Da questa amicizia con Gesù nascerà anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza. Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. Penso che la vostra presenza qui, giovani venuti dai cinque continenti, sia una meravigliosa prova della fecondità del mandato di Cristo alla Chiesa: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Anche a voi spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo in altre terre e paesi dove vi è una moltitudine di giovani che aspirano a cose più grandi e, scorgendo nei propri cuori la possibilità di valori più autentici, non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita senza Dio».
È arrivato così il tempo di riprendere lo zaino in spalla e ripartire per tornare da testimoni” nelle proprie case ma con la consapevolezza di aver incontrato il Signore che chiama ad essere annunciatori di speranza. Quello zaino che rappresentava l’essenzialità, la certezza di aver qualcosa con se è diventato lo zaino di un qualcosa di più, era diventato lo zaino dove custodire gli incontri, i volti, i sorrisi, le storie che come nel canto di un solo coro sale al Signore in una preghiera fatta di mille desideri e attese. Quello zaino diventato più pesante non fa più paura portarlo perché i giovani hanno sperimentato che non saranno più soli a portarlo ma ci saranno tanti altri giovani che diventato “abbraccio libero” si fanno compagni di viaggio l’uno dell’altro nella ricerca del senso profondo.







