Inaugurazione dei locali rinnovati del Monastero delle Redentoriste
Eccellenza Reverendissima,
Reverendo Padre Provinciale,
cari Sacerdoti, care Consorelle,
Signor Sindaco e tutte le autorità civili qui pervenute,
Cari miei genitori e voi tutti cari amici!
Certamente per molti di voi (o quasi tutti) è la prima volta che entrate in questo luogo santo, il monastero del SS. Redentore!
“Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori… è così che preghiamo con il Sal 127” e questo monastero è la prova che il Signore ha operato, ha costruito…
Permettetemi, perciò, di raccontare almeno per sommi capi la storia di questa casa.
Proprio qui al centro dell’area del giardino è stata situata nel 1545 la prima chiesa dedicata a S. Maria di Costantinopoli voluta dalla nobildonna Trosolina Sanfromondi.
Nel 1609 il vescovo Ettore Diotallevi, in visita pastorale la trovò, non ancora completamente realizzata, adibita a deposito di scale e di altri attrezzi per l’agricoltura.
E proprio per completare i lavori nel 1609, il vescovo Diotallevi istituì una confraternita di uomini religiosi e devoti, sotto il titolo delle stimmate di San Francesco. In breve tempo la chiesa fu completata diventando sede delle pratiche di pietà e di penitenza dei religiosi laici.
Sul finire del 1600, il primicerio della cattedrale Don Tommaso Palca, prefetto e rettore della chiesa di S. Maria di Costantinopoli, costatando che si era raffreddato il fervore di pietà da parte dei congregati, pensò di affidare la chiesa al conservatorio delle monache educatrici che era stato realizzato da Mons. Pelleo.
Quando nel 1762 entrò in diocesi il nuovo vescovo Mons. Alfonso M. De Liguori trovò quindi un complesso monastico quasi del tutto completato da Mons. Albini, suo predecessore.
Scrivendo a un amico Mons. De Liguori dichiara:
“Spero che per mezzo di quest’Opera, abbia a ridursi (convertirsi) questa benedetta Città di S. Agata. L’erezione di questo Monistero l’hanno da ridursi (convertire); mentre già vedo, che forza umana non può arrivarci; ed è certo, che se quest’opera non si fa in vita mia, non si farà più: si farà il Monistero, ma riuscirà un fondaco (una fondazione) di donne chiuse. Se riesce il Monistero, colla Regola del Santissimo Redentore, sarà la gioia per lo buono odore che daranno queste Religiose, non solo di questa Diocesi, ma di tutta questa Provincia; e le vostre figlie saranno più contente in questo Monistero, che non …presso le Monache di S. Chiara, di Donnaregina in Napoli…” (Tannoia, della vita…, III, 119-120).
Mons. De Liguori fece abbattere la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, che nel frattempo era stata inglobata al centro della struttura del monastero, trasformando l’area in giardino sul quale si affacciavano, e si affacciano ancora le nostre celle.
Accanto al monastero sull’area dell’attuale chiesa esisteva la chiesa di S. Bartolomeo de Ferraris che S. Alfonso volle ripristinare per le pratiche di pietà delle suore del futuro monastero del SS. Redentore, curandone direttamente la ristrutturazione e in ricordo di quella abbattuta la dedicò a S. Maria di Costantinopoli.
Il vescovo de Liguori fece ristrutturare la facciata della chiesa – si vuole suo disegno – aggiungendo un nuovo locale per il coro delle religiose.
La realizzazione del ciclo tematico degli affreschi all’interno della chiesa, fu affidato ad un delicato ma quasi ignoto pittore classicheggiante Pasquale de Luca, il quale raffigurò i santi che S. Alfonso venerava maggiormente.
Vi invito, a visitare la nostra chiesa e a prestare particolare attenzione al dipinto della Madonna del Rosario dall’iconografia inconsueta, al SS. Redentore, originariamente posizionato di fronte al coretto delle monache, affinché fosse sempre sotto i loro sguardi, e al quadro raffigurante S. Alfonso nell’atto di consegnare alle redentoriste la Regola dell’Ordine.
Il 29 giugno del 1766 giunsero finalmente a Sant’Agata le 4 fondatrici guidate da Suor Maria Raffaella della carità.
Da allora le vocazioni si susseguirono a breve distanza l’una dell’altra, tanto che due anni dopo, S. Alfonso nella sua relazione alla Santa Sede scriveva: “…oltre le quattro religiose fondatrici vi si contano oggi 11 giovanette tra educande e novizie. La loro vita è così regolare che è argomento di edificazione per l’intera città” . Tra le altre questa casa ha accolto anche le fondatrici del primo Monastero fuori dall’Italia.
Nel corso della sua storia, il monastero ha vissuto alterne vicende di crisi e di fioritura.
Tra le cose belle lasciatemi ricordare, la presenza dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, che ha celebrato proprio nella chiesa del Monastero e consumato la colazione nella nostra sala capitolare.
E da ultimo, la visita del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di stato di Sua Santità.
Cari fratelli e amici, lasciatemi fare una considerazione ad alta voce.
Perché il monastero del SS. Redentore di Sant’Agata de’Goti è collocato nel cuore della città? Ve lo siete mai chiesto? Perché non è stato costruito in un posto isolato semmai in cima ad un colle? Io ho una mia risposta a questa domanda.
Io credo che S. Alfonso abbia voluto dare un cuore alla nostra Città. Io credo che S. Alfonso abbia voluto dare a Sant’Agata un cuore dal battito pulsante. Quel battito pulsante attraverso cui ognuno, tramite la preghiera delle suore, può affidare la propria giornata, la propria vita e ogni pena nelle mani del Signore.
Un cuore vive solo se batte, noi monache redentoriste desideriamo che esso palpiti all’unisono soprattutto con la realtà della Chiesa locale.
Le fatiche, gli sforzi, l’impegno, i sogni, le speranze, le attese di ogni fratello e sorella ma specie quelle dei giovani sono anche nostre, tutto condividiamo e abbracciamo con la nostra vita offerta e consacrata. Ci sentiamo e siamo parte viva di questa Famiglia.
Il Monastero ha la vocazione di essere nella Chiesa un’oasi di preghiera e di apostolato contemplativo.
Anche Papa Benedetto nella catechesi settimanale, il 30 marzo 2011, parlando di S. Alfonso e citando il prossimo beato suo predecessore Giovanni Paolo II ha detto che “le nostre comunità devono diventare scuola di preghiera, occorra che l’educazione alla preghiera diventi un punto qualificante di ogni programmazione pastorale…” Non per insegnare come si vive il monachesimo - siamo troppo piccole e bisognose di imparare.
Ma abbiamo tanti amici, tanti fratelli che pur non conoscendoci, anelano di incontrare Dio. Per loro, che desiderano stare uniti con noi, abbiamo realizzato tutto questo.
Giungendo qui, il 14 settembre del 2009, sapevo che la rinascita del monastero comportava dei rischi, prevedeva delle incognite, le mie paure e timori mi tormentavano, ma ho puntato tutto sulla fede: ero e tuttora sono convinta che questo è quanto Dio vuole da me.
Sto dedicando tutte le mie energie a questa impresa. Sento che Dio è qui all’opera!
L’enorme sforzo di restaurazione e ristrutturazione di questa parte del monastero risponde proprio a questa chiamata, le salette dell’accoglienza che abbiamo realizzato sono la possibilità di poter entrare, toccare l’atmosfera spirituale e vivere seppur per breve tempo in questa dimensione mistica, trascendente, di pace.
Le ultime vocazioni che hanno bussato al portone del Monastero risalgono al 1961.
Io guardo al futuro con la certezza che, l’austero portone che si è aperto quest’oggi, si riaprirà ancora per accogliere nuove vocazioni, donne che sfidando la cultura fragile di questi tempi sono disposte a fare della propria vita un dono d’amore.
Questo monastero continuerà ad essere anche nel 21° secolo un luogo di speranza e di scoperta delle beatitudini, luogo nel quale l’amore attingendo alla preghiera, è chiamato a diventare logica di vita e fonte di gioia.
Per noi che viviamo qui, il monastero del SS. Redentore significa un dono e un impegno.
Per le persone che vengono qui ci auguriamo che possa essere un luogo di benedizione e di esperienza con Dio.
Questa è la nostra speranza, questa è la nostra preghiera.
Infine, e questa volta veramente ho finito, permettetemi un profondo e sentito ringraziamento a tutti coloro che profondendo energie, competenze, intelligenza dedizione, sforzi , sacrifici, ed un necessario e fondamentale aiuto finanziario, hanno reso possibile tutto questo che vedete.
Giorno per giorno ognuno ha fatto la sua parte, ve ne ringrazio di cuore e la benedizione che ogni mattina, uscendo dalla preghiera, rivolgo sul vostro lavoro vi assicuro che continuerà a raggiungervi ovunque vi troviate.
Sr Anna Maria Ceneri, Superiora


Foto della cerimonia




