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Le Glorie di Maria

Santuari Mariani della Diocesi

Giovani: risorsa e rinnovamento per la Chiesa e la società

di don Domenico Ruggiano

Circa quattrocento operatori pastorali delle sessanta parrocchie della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti hanno preso parte all'inizio dei lavori della tre giorni di studio, riflessione e proposte della Chiesa particolare.
L'assise diocesana, che si tiene nel palazzo dei congressi delle terme di Telese, si è aperta con l'annuncio della beatificazione di Suor Maria Serafina Micheli, fondatrice delle Suore degli Angeli, che si terrà a Faicchio il prossimo 28 maggio 2011.

Subito dopo ha preso la parola il vescovo diocesano mons. Michele De Rosa.
Nel suo intervento il vescovo ha sottolineato come il Concilio Ecumenico Vaticano II ha evidenziato la centralità di Cristo. Tutta la storia della salvezza ha in lui il suo centro in modo che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Gaudium et Spes, 22).
Ha proposto inoltre una visione rinnovata della Chiesa (ecclesiologia di comunione), grembo che genera la vita in Cristo mediante l’iniziazione cristiana; una Chiesa tutta ministeriale, responsabile cioè dell’evangelizzazione e dell’educazione alla fede; una nuova visione della fede, intesa come accoglienza, dialogo, comunione e intimità con Dio per mezzo di Cristo.
Poi mons. De Rosa ha esplicitato il motivo per il quale anche per quest'anno la chiesa diocesana si soffermerà a riflettere coi e sui giovani: “La nostra diocesi sta celebrando il Sinodo dei Giovani. Perciò ci è sembrato opportuno, prima della sua conclusione, dedicare ai giovani anche questo XI convegno pastorale:  L’educazione dei giovani negli orientamenti pastorali per il prossimo decennio.
Si legge nella bozza degli orientamenti che ai giovani i vescovi intendono dedicare un’attenzione particolare ricca di stima e di fiducia.
Molti giovani oggi manifestano un profondo disagio per una vita priva di valori grandi e di alti ideali. Ciò causa sofferenza interiore, solitudine, chiusura in se stessi oppure omologazione succube al gruppo, paura del futuro e un esercizio della libertà senza limiti e senza scopo.
Tutto, anche le scelte più belle e all’apparenza ricche di fascino, diventa provvisorio e sempre revocabile. Benedetto XVI lo dichiara con cristiana  franchezza: “Sappiamo come è difficile per un giovane oggi vivere da cristiano. Il contesto culturale, il contesto mediatico offre tutt’altro che la strada verso Cristo”. Ma aggiunge subito dopo: “Mi sembra che questo sia il punto fondamentale nella nostra cura pastorale per i giovani: attirare l’attenzione sulla scelta di Dio, che è la vita ; sul fatto che Dio c’è. E c’è in un modo molto concreto. E’ insegnare l’amicizia con Gesù Cristo” (Benedetto XVI, Incontro quaresimale con il clero romano, 4 febbraio 2008).
Il vescovo ha poi concluso con un appello di speranza: “I giovani rappresentano una risorsa per il rinnovamento della Chiesa e della società. Se sono resi protagonisti nel proprio cammino educativo, nella vita delle comunità e negli organismi di partecipazione,  se sono orientati e guidati a un esercizio sempre più corresponsabile della loro libertà e genialità, possono sospingere la storia verso un futuro di speranza. Essi sono “le sentinelle del mattino” che annunciano l’alba del giorno nuovo illuminato da Cristo e vanno invitati a sentirsi responsabili dei loto coetanei”.
Prende poi la parola il prof. Franco Miano,  presidente nazionale di Azione Cattolica, il quale esordisce affermando che investire nell'educazione significa investire sul futuro.
“Mentre si riflette con i giovani sui giovani si riflette innanzitutto sull'oggi in cui tutti viviamo; il giovane è inserito nell'oggi dell'adulto.
Abbiamo necessità di pensare l'educazione cristiana come qualcosa che unisce la persona. Senza il riferimento all'unità della persona ogni discorso educativo diventa contraddittorio.
Nel nostro tempo di luci ed ombre educare significa toccare il cuore e l'intelligenza della persona nella sua unità.
L'integralità della persona è fortemente significata nel discorso del papa del 28 maggio.
Unità significa relazionale, dialogica. La persona non  può vivere da sola.
Proporre esperienze significative di “tu”.
Noi acquistiamo un'identità in quanto c'è un altro con cui entrare in relazione. In un tempo di false autonomie noi dobbiamo educare alla vera autonomia, l'autonomia nella relazione con l'altro attraverso il quale capisco il buono e il bene.
Si fa fatica a scegliere. Se non c'è la testimonianza di persone che scelgono e che sono contente di aver fatto una scelta e una scelta per sempre, si farà sempre più fatica a scegliere.
Noi dobbiamo aiutare a scegliere. La questione della scelta vocazionale non è questione di bottega, ma ha grande valenza culturale.
Ogni persona ha una parola del Signore per se. Discernimento e responsabilità sono alla base dell'educazione dei giovani.
Il tema vocazionale è un tema culturale importantissimo”.
Il prof. Miano conclude il suo intervento facendo appello alla fiducia. Fiducia in Dio che guida la storia, fiducia in noi stessi, fiducia nei giovani costruttori di speranza.