Intervista a Mons. De Rosa sui Riti Settennali
19 Agosto 2010
Raffaele Mezza
Ai Riti Settennali non si assiste, ma si partecipa, percorrendo un itinerario di conversione che è fondamentalmente un percorso penitenziale. Parola di monsignor De Rosa, vescovo della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de' Goti.
Monsignor De Rosa, qual è il significato dei Riti Settennali?
«I riti settennali di penitenza di Guardia affondano le loro radici nell'Alto Medioevo e sono caratterizzati da gesti di penitenza che, anche se più visibili nei flagellanti e nei battenti, sono presenti anche in tutti coloro che partecipano ai riti o come figuranti nei quadri viventi, i cosiddetti ”Misteri”, o nei tanti cortei processionali dei singoli rioni, e nella grande processione conclusiva della domenica con la statua dell’Assunta.
È la Vergine, infatti, ad essere oggetto di questo rito di penitenza. In questo senso i riti costituiscono per la comunità di Guardia il luogo per affermare il suo vincolo di appartenenza che ha nell’Assunta il suo simbolo e una verifica degli impegni di vita cristiana presi sette anni prima. Sono, cioè, il punto di arrivo di un cammino di santità durato sette anni, ma anche e soprattutto il punto di partenza per lasciar maturare tutti i giorni la Parola di Dio che sarà abbondantemente seminata durante la settimana. È tutta la comunità, divisa in rioni, che si reca al santuario per confessarsi, per fare la comunione, in un bagno spirituale che deve toccare tutti gli abitanti di Guardia. Possiamo dire, perciò, che ai riti settennali non si assiste, ma si partecipa percorrendo un itinerario di conversione individuale e comunitario».
Ma i riti settennali interpretano veramente le istanze della fede cristiana?
«Direi di sì. Ho partecipato per la prima volta ai riti nel 2003, dall’interno, perché, al di là delle celebrazioni che ho presieduto, sono stato presente a tutti i momenti significativi della settimana. La parola di Dio chiede a tutti i cristiani di mettersi continuamente in discussione e si sa che l’itinerario di conversione è fondamentalmente un cammino penitenziale interiore che si manifesta con gesti visibili e concreti che sfociano nella confessione e nella comunione».
Secondo lei il modo di esprimere la volontà di conversione da parte della comunità guardiese (flagellanti, battenti) è ancora valido in un contesto tanto diverso dal Medioevo?
«Spesso l’osservatore poco attento è portato a guardare ai riti in modo superficiale e a giudicare con criteri moderni ciò che si può comprendere solo se certi gesti si vivono personalmente nella fede. Quello che più attrae i mezzi della comunicazione sociale, che irrita alcuni e scadalizza qualche altro, sono i battenti che in verità tengono la scena, nell’arco di una settimana di penitenza, per poche ore durante la processione dell’Assunta. A quelli che si scandalizzano davanti a cose secondo loro sorpassate e medioevali nel senso deteriore della parola, io direi che proprio il loro indifferentismo religioso porta spesso a conservare nella pietà popolare questi gesti crudi di penitenza, se è vero, come è vero, che il numero dei battenti aumenta ogni anno. I battenti partecipano alla prima parte della processione battendosi ritmicamente il petto mentre la processione si inerpica per le strade del paese. Il faccia a faccia tra la candida schiera di penitenti e l’Assunta avviene sempre al centro del paese, tra il castello medioevale e la fontana dell’olmo. Posso assicurare che è uno dei momenti più toccanti dell’intera giornata. Al cospetto della Vergine i bianchi cadono in ginocchio uno dopo l’altro mentre i colpi affondano con maggior vigore. Abbracciando con un solo sguardo la statua della Madonna e i battenti ho potuto cogliere negli occhi di questi ultimi, rivolti amorosamente verso quelli della Madonna, tanta fede e tanta devozione all’Assunta».
Sociologi ed etnologi di estrazione laica riconducono i riti di Guardia all'ancestrale culto del sangue. Lei che ne pensa?
«I sociologi e gli etnologi finché si fermeranno solo all’apparenza dei fatti e non avranno un po’ di umiltà per cogliere anche il loro intimo significato, consapevoli che la nostra ragione da sola non ci può dare il vero significato delle cose, non capiranno mai che cosa significa essere uomini religiosi».
da "Il Mattino" del 15.08.2010






