La Madonna di S. Alfonso rifinita dall'amico pittore Di Maio

Maggio: un mese con Maria


Le Glorie di Maria

Santuari Mariani della Diocesi

50° Mons. Antonio Franco: la testimonianza di Mons. Felice Leonardo

“Il vecchio vive di ricordi e in questa circostanza rivivono in me una folla di ricordi per cui devo selezionare i ricordi per essere breve nell’intervento e per cogliere i più significativi.
Ho incontrato per la prima volta Antonio Franco nell’ottobre del 1957: io giovane vescovo e lui seminarista degli ultimi anni di teologia. Ci intendemmo da subito e io scorsi in lui un giovane serio, intelligente, disponibile, responsabile.
I primi incarichi che gli affidai erano attività di impegno sociale, le comunicazioni, il cinema, pax Christi, la FUCI, e lui “nihil sine episcopo”.

 Ricordo con affetto riconoscente la sua famiglia: il padre Luigi, la madre Elisa, il fratello Peppino, così come ricordo l parrocchia di Puglianello e il parroco anziano e stanco, preoccupato per la chiesa e la canonica, fedele nelle funzioni parrocchiali e ricordo la sua collaboratrice di prim’ordine che curava le famiglie, la gioventù, i rapporti con gli altri.
Spesso, vedendo agire il giovane sacerdote, in cuor mio mi chiedevo “Chi sarà questo prete?”.
Fu dapprima richiesto dall’università Lateranense come docente ma lui non si vedeva nei panni di un docente dedito alla vita accademica. Fu in seguito richiesto dalla Segreteria di Stato di sua Santità e divenne alunno della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Come lo conoscevano? Non ci furono raccomandazioni da parte mia! Lo conoscevano perché al Laterano don Antonio ha concluso gli studi accademici e poi quando dal Vaticano avevano bisogno di persone valide si rivolgevano ai seminari regionali per avere indicazioni.
Durante le vacanze annuali, in cui don Antonio doveva riposare, egli partiva per l’Inghilterra e per la Francia per affinare le lingue.
Don Antonio Franco ha sempre avuto un forte legame con la nostra diocesi. Invitato, se disponibile in Italia, era sempre presente. Per molti anni rinnovava le promesse sacerdotali fatte nel 1960, le rinnovava nelle mani del vescovo diocesano.
Quando fu inviato dalla Santa Sede a rappresentarla all’ONU volle che anche io potessi conoscere un po’ il mondo e mi ospitò per venti giorni nella sua residenza di New York. Mi colpì come all’interno dell’ONU tutti conoscevano don Antonio, tutti lo salutavano e lo riverivano; uomini di ogni nazione.
Quando fu ordinato Vescovo nel 1992 volle che insieme al Papa e ai vescovi consacrandi ci fossi anch’io, ormai vescovo emerito, a imporgli le mani.
È bella la messa che celebra don Antonio perché ha curato il suo sacerdozio vivendo l’unione con Cristo. Durante le vacanze la prima cosa che faceva erano gli Esercizi Spirituali, onde conservare la sua conformità a Cristo eterno sacerdote.
La diocesi è fiera del suo don Antonio, è fiera la parrocchia di Puglianello; mai un sacerdote della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti è assurto a tale responsabilità nella Chiesa universale.
Grazie al Signore e grazie al tuo impegno, don Antonio.
I favori del Signore, frutto della grazia, richiedono dedizioni, servizio, fatica. Sono anche un giogo, un peso. Come è riuscito il nostro don Antonio a sostenere tale giogo: “imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita”.
La mitezza e l’umiltà sono due virtù indispensabili al prete e al rappresentante del Santo Padre.
La carità, infine, sostiene e completa ogni dimensione del sacerdozio e dell’episcopato.