25 Aprile 2010
don Domenico De Santis
Un manager teneva un master sulla gestione del tempo a un gruppo di responsabili aziendali. In una scatola trasparente mise dodici palline da tennis e chiese: “La scatola è piena?”; “Sì!”, risposero gli allievi. Aprì la scatola e versò della ghiaia che si insinuò tra le palline. “E ora?”. Gli allievi tacquero, sgomenti; aggiunse ancora sabbia e infine dell’acqua. Concluse: “Cosa vi ho insegnato?”. Rispose uno: “Che, a organizzarsi bene, si trova il tempo per fare tutto”. “No - replicò l’insegnante -, volevo insegnarvi che, se avessi messo le palline alla fine, dopo la ghiaia e la sabbia, non ci sarei riuscito. Nella vita occorre prima di ogni cosa scegliere le priorità, il resto si può adattare”.
* * *
Introduzione
Nella letteratura recente che si occupa dei rapporti tra catechesi e liturgia si trovano spesso espressioni come «dialogo difficile», «dibattito insufficiente», «incontro problematico» ecc.[2] Certo sul piano pastorale non mancano difficoltà ed incomprensioni; e sul piano operativo – organizzativo, se volete, spesso si procede su linee parallele. Consultando documenti, scritti o programmi in questi giorni, ho avuto l’impressione che la catechesi, così aperta ai valori del rinnovamento ecclesiale, non si sia ancora posta sulla lunghezza d’onda degli orientamenti di fondo della riforma liturgica. Infatti, preoccupata dell’annuncio e della sua traduzione nella vita concreta, sembra talvolta meno sensibile verso il momento celebrativo, che si situa come culmine dell’annuncio e come sorgente dell’esistenza cristiana[3]. Oggi le scienze umane hanno maggiormente evidenziato la funzione dell’esperienza simbolico - rituale nella vita umana, ma è soprattutto il ruolo della liturgia nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa a determinare il suo significato per la catechesi.
Il Concilio Vaticano II, nei suoi documenti, ha ripetutamente affermato la funzione catechetico - pedagogica della liturgia:
- essa è «la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possano attingere il genuino spirito cristiano» (Sacrosanctum Concilium[4] 14);
- essa è «una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele» (SC 33);
- «i sacramenti, in quanto segni, hanno anche la funzione di istruire», (SC 59);
- «si cerchi anche di inculcare in tutti i modi una catechesi più rettamente liturgica» (SC 35,3).
Il valore insostituibile della liturgia per la catechesi, come per la riflessione teologica, dipende dalla condizione sacramentale della Chiesa, dal fatto che essa si costruisce nella maniera più esistenziale là dove la comunità celebra la liturgia. La realtà ecclesiale appare nel modo più visibile nella liturgia, culmen et fons della vita della Chiesa[5].
Questo principio teologico ha un fondamento antropologico nel fatto che ogni esperienza umana, individuale o comunitaria, riceva la sua piena statura per la via dell’esperienza simbolica, che conferisce forma piena ai sentimenti e alle disposizioni intime, impegna l’uomo con tutte le sue facoltà, realizza la comunione più completa. Per di più, il linguaggio della liturgia non è puramente verbale, ma si arricchisce di tutte le valenze simboliche e spirituali di quell’esperienza di comunione e di partecipazione. Nella liturgia la catechesi può trovare un aggancio psicologico con l’esperienza umana, un importante principio di convergenza e risorse pedagogiche di grande efficacia, come l’espressione simbolica e la ripetizione ciclica.
D’altra parte, è anche vero che la liturgia esige continuamente la catechesi. Non solo per i motivi pastorali più o meno contingenti, ma perché il culto cristiano costituisce un “mistero” accessibile solo nella fede ed esige perciò una sempre rinnovata “iniziazione”. Perché i fedeli possano veramente incontrare Cristo nei segni della Chiesa, è necessario che essi già credano in lui, conoscano l’itinerario salvifico che egli sta attuando nella storia del mondo, comprendano ciò che è stato annunciato nelle Scritture, realizzato nel Cristo ed ora reso presente per noi come pegno e preannuncio del compimento finale (cfr. SC 9)[6].
Nel maggio del 1988, a Roma, con la celebrazione del primo Convegno nazionale dei catechismi, i Vescovi italiani hanno riconsegnato alle loro chiese il Documento di base per il rinnovamento della catechesi[7]confermando in questo modo che il progetto catechistico delineato nella edizione del 1970 poteva considerarsi ormai acquisito e le sue linee portanti “punti di non ritorno” anche per il nuovo contesto di missionarietà con cui deve ormai misurarsi la catechesi delle nostre comunità[8]. Bisogna ammettere che questo testo, nonostante la sua non più giovane età, dopo aver affrontato i travagli del rinnovamento post-conciliare presenta ancora oggi una grande attualità tanto che su molti aspetti, quali ad esempio il rapporto tra liturgia e catechesi, resta il punto di riferimento più chiaro e autorevole. Per questo all’atto della riconsegna il vescovo Ambrosanio, poteva ben affermare che «nelle sue scelte di fondo continua a fissare gli orientamenti essenziali della catechesi delle nostre comunità in quanto riflette fedelmente il Concilio e tuttora segna un momento storico e decisivo per la fede cattolica del popolo italiano»[9]. Il principio fondamentale, quindi, che ispira il Documento di base e ne costituisce come la filigrana o l’anima è la fedeltà al Concilio, «catechismo dei tempi moderni»[10].
Il «Documento di base» e la liturgia
In particolare il Documento di base dimostra tutta la sua fedeltà al Vaticano II ponendo la SC come punto di riferimento da cui partire per esplicitare in modo assai preciso e originale il rapporto tra liturgia e catechesi[11]. Così il testo recepisce non solo la centralità della liturgia, in particolare dell’eucaristia, per la vita cristiana (DB 32.46) affermando che la predicazione della parola, di cui la catechesi è particolare espressione, e l’itinerario della fede raggiungono il loro vertice nella celebrazione eucaristica (DB 22.27), ma anche i vari auspici conciliari affinché si attui una formazione adeguata (SC 14) attraverso una catechesi più direttamente liturgica (SC 35) specialmente sulla Messa e le sue parti (SC 56) che aiuti a comprenderla «per ritus et preces», in modo che i fedeli vi possano partecipare in modo consapevole, pieno ed attivo (SC 48).
Non si può dire che il Documento di base sia preoccupato di enfatizzare il ruolo e gli spazi che la catechesi dovrebbe coprire nella comunità cristiana. Quando sostiene che «la catechesi non è tutto anche se tutto nella Chiesa ha bisogno della catechesi: la liturgia, la testimonianza, il servizio di carità»[12], e che «la catechesi non assomma in sé tutto il compito di educazione alla fede e alla vita cristiana dei fedeli»[13], intende esprimere la convinzione che la catechesi, pur avendo un suo campo specifico di azione, sarà fedele al suo compito ed efficace nella misura in cui si inserisce in una pastorale organica e unitaria nella quale annuncio della Parola, liturgia e testimonianza della carità entrano in profondo dialogo tra loro illuminandosi e sostenendosi a vicenda[14]. Il Documento di base, dunque, colloca la catechesi all’interno dell’unica missione della Chiesa nella quale «il ministero della Parola ha anche valore liturgico e regale; il ministero sacerdotale anche valore profetico e pastorale; il ministero regale anche valore liturgico e profetico» (DB 39). Proprio in questa prospettiva va colta e compresa, penso, l’articolata riflessione che il testo fa sul rapporto tra catechesi e liturgia, soprattutto ai nn. 113-117: pur essendo collocata nel capitolo che tratta delle fonti a cui attinge la catechesi, le considerazioni che ne scaturiscono testimoniano con chiarezza la scelta che fa la catechesi italiana di procedere in continua convergenza e in mutua dipendenza con la liturgia lasciandosi interpellare da essa. Di una siffatta riflessione non mi pare di trovare riscontri analoghi per ampiezza e precisione in documenti successivi[15].
Il Documento di base esplicita tale rapporto secondo tre direttrici.
La liturgia è fonte inesauribile per la catechesi
Al n. 113 si legge che «espressione culminante di tradizione e di vita, la liturgia è nella Chiesa una sorgente inesauribile di catechesi». La liturgia, perciò, tra le varie fonti a cui attinge la catechesi occupa un posto privilegiato, tanto da considerarsi quasi momento di sintesi di tutte le altre: lo è certamente della Tradizione viva della Chiesa che ha nel culto il luogo originario in cui risuona e viene trasmesso ciò che essa è e crede (DB 109). Lo è pure della Parola la quale «costantemente annunziata nella liturgia, è sempre viva ed efficace per la potenza dello Spirito Santo» (Ordinamento generale del Lezionario Romano n. 4)[16], poiché è Cristo stesso che parla quando nella Chiesa si proclamano la Scritture (SC 7). La catechesi anzi sceglie nella Scrittura, specialmente nei Vangeli, tutti quei testi, personaggi e simboli che sono più familiari alla liturgia (DB 108) e, quindi, ai fedeli.
La liturgia, per l’intrinseco rapporto che lega alla storia della salvezza e all’esercizio del sacerdozio di Cristo, raccoglie in unità tutti gli aspetti del mistero del Signore e quindi si offre alla catechesi come una sorgente sempre viva, tanto che «difficilmente si potrebbe trovare una verità di fede cristiana che non sia in qualche modo esposta nella liturgia» (DB 117). Ad essa la catechesi deve ricorrevi con «saggia frequenza», non solo per la formazione dei fedeli, ma anche per rendere più cosciente la loro partecipazione alle celebrazioni (DB 117). Occorre purtroppo ammettere che oggi, una carente formazione liturgica dei catechisti e dei pastori, che li porta ancora a identificare le celebrazioni con gli aspetti rituali, priva la catechesi di un patrimonio unico che parla «con linguaggio concreto alla mente come ai sensi» (DB 113) e la costringe a poggiarsi quasi esclusivamente sulla Scrittura.
In particolare è nell’anno liturgico «celebrazione continua e progressiva di tutto il piano di salvezza» (DB 116) e nella domenica suo nucleo e fondamento, che la catechesi si trova offerti in modo organico e completo non solo i contenuti, ma anche l’itinerario stesso della fede. L’anno liturgico diventa, senza dubbio, una delle strade obbligate da percorrere se si vuole saldare oggi la distanza tra catechesi e liturgia. Esso per sua natura costituisce una «prolungata e inesauribile predicazione mistagogica in funzione di una continua riscoperta dell’economia sacramentale»[17] e nel suo concreto articolarsi rivela la specifica tradizione catechistica di una chiesa locale[18]. L’anno liturgico pertanto non deve ritenersi semplice occasione o strumento per offrire alla catechesi dei contenuti. Esso infatti è catechesi, che si svolge in una forma assai originale e quanto mai efficace per la vita dei fedeli: «è ad un tempo evocazione delle mirabili opere di Dio, culto filiale al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito, istruzione e santificazione della Chiesa: un intreccio che offre la più vasta tematica ad ogni forma di catechesi, soprattutto nei tempi forti dell’Avvento e del Natale, della Quaresima e della Pasqua, orientati alla celebrazione della manifestazione del Signore e del suo mistero pasquale» (cfr. SC 106; 102)[19].
La liturgia è catechesi in atto
Questo ultimo aspetto ci introduce ad una delle caratteristiche peculiari della liturgia nella sua globalità: è una catechesi in atto di straordinaria efficacia, perché tutto «viene espresso in una preghiera di lode» (DB 114) e quanto viene annunciato e celebrato nella Parola, nei testi liturgici, nei simboli e nelle preghiere, è accompagnato dalla potenza dello Spirito e dalla grazia sprigionata dal mistero. La liturgia è il grande catechismo del popolo attraverso il quale, nel momento in cui penetra progressivamente il mistero di Cristo, ne fa pure esperienza e viene da esso salvato: è una «professione di fede in atto» (DB 117). In questo il Documento di base non fa altro che rilanciare acquisizioni che appartengono al movimento liturgico.
Accanto a simili motivazioni c’è da rilevare come l’efficacia catechistica della liturgia dipenda anche da un certo linguaggio «totale» da essa usato, fatto di parole, simboli, silenzio, attività, che colpisce non soltanto la mente, ma anche il cuore e i sensi; ossia un linguaggio in grado di coinvolgere tutto l’uomo. Linguaggio «totale», dunque, non solo parole, ma ‘segni’ , ‘gesti’, ‘simboli’. Il simbolo non si spiega. Non si parla di lui, è lui che ci parla. Abbiamo imparato a dire buongiorno (« Di’ buon giorno alla signora…»), a far regali, molto prima di avere una qualsiasi spiegazione di ciò. Se mai l’abbiamo avuta! Figuriamoci se qualcuno dicesse: « Le stringo la mano perché questo significa che…», oppure: «ti abbraccio perché il bacio vuol dire che…». Certo, forse è possibile spiegare storicamente la stretta di mano (come prova che la mano destra, che abitualmente porta l’arma, non ha alcuna intenzione aggressiva?) o si può spiegare il bacio in senso psicoanalitico (« ti amo talmente che ti mangerei » …« sei bella da mangiarti! » ); ma queste spiegazioni interessano solo gli specialisti.
Il simbolo non si spiega. Se lo avessimo capito, le nostre celebrazioni non sarebbero invase da innumerevoli glosse: « Ora il sacerdote fa questo, perché…» e « ora canteremo quel tal canto, perché…». Se avessimo capito questo, non si imboccherebbero strade sbagliate per iniziare i bambini alla messa, trasformando la messa stessa in catechesi.
È vero, bisogna adattare la celebrazione alle possibilità culturali e psicologiche di quella data età, ma prima di tutto bisogna aiutarli a fare; in seguito, a rigore, si parlerà; non tanto per spiegare, ma per aiutarli a far emergere, a concretizzare il senso di ciò che hanno fatto, a porlo nell’insieme del loro svegliarsi alla fede; in altre parole, a collegare quell’esperienza con altre esperienze.
[Potrebbe essere molto significativo riflettere sull’episodio dei discepoli di Emmaus, o su Gesù che lava i piedi ai discepoli, nell’ultima cena. Nel primo caso è la parola del Risorto che “riaccende” la fede dei due viandanti, che riconosceranno Gesù solo nel gesto dello spezzare il pane. Nel secondo caso con il gesto (prima) della lavanda dei piedi e un lungo discorso (dopo) di addio Gesù rende infatti espliciti la sua condizione, il senso della sua missione e il futuro dei discepoli, preparando così la sua comunità a vivere nel mondo senza essere del mondo [20] ]
La liturgia, inoltre, per sua struttura mette in risalto la profonda unità del mistero di Cristo (DB 113): unità tra dimensione sacramentale, dogmatica, morale, ascetica, missionaria di volta in volta emergenti nello svolgersi della celebrazione; unità o convergenza tra la rivelazione creaturale e quella biblica messa bene in evidenza dalle preghiere eucaristiche; unità, infine, tra passato presente e futuro o tra memoriale, attuazione e profezia dell’evento salvifico che trova piena espressione dell’hodie della celebrazione (DB 114).
L’omelia, parte integrante dell’azione liturgica (cfr. SC 52, 24, 33)[21], resta però uno dei momenti catechistici più forti: «illustra i misteri della fede e le norme della vita cristiana, riferendoli sempre alla pasqua di Cristo; essa tiene in debito conto l’azione liturgica che si sta svolgendo e assume un’accentuata tonalità cherigmatica, dottrinale, morale, apologetica, secondo le particolari esigenze dei fedeli presenti» (DB 29)[22]. Il Documento di base, però, giustamente precisa che lo scopo specifico dell’omelia non è soltanto o primariamente quello catechistico; essa infatti «spiega e loda il mistero cristiano che si celebra perché i fedeli lo accolgano intimamente nella loro vita e a loro volta si dispongano a testimoniarlo nel mondo» (DB 29). Pur con le dovute attenzioni a non ridurre o confondere l’omelia con la catechesi sistematica, in quanto essa si collocherebbe più sul versante della mistagogia che su quello della didascalia[23], resta il fatto che essa, nell’insieme di tutta la celebrazione, riveste un ruolo particolare e prezioso per la formazione del cristiano adulto[24].
Catechesi e formazione liturgica
La catechesi, infine, ha il compito di iniziare alla vita liturgica (DB 115), facendo anzitutto comprendere che la liturgia realizza ciò che significa[25], concorrendo a preparare bene le celebrazioni affinché siano evangelizzanti e coinvolgenti, aiutando l’intelligenza dei segni e dei riti in modo che i fedeli possano essere abilitati alla professione di fede e a compiere con Cristo l’offerta al Padre (DB 32; 175). In altri termini la catechesi è chiamata a preparare la «piena, consapevole, attiva partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche» (DB 45)[26] e generare nei cristiani quella mentalità di fede che li rende idonei « al culto, che la Chiesa rende a Dio con la sacra liturgia e nella preghiera personale di tutti i suoi membri. Promuovere una matura mentalità di fede, significa educare i credenti all’adorazione, al rendimento di grazie, alla penitenza, al senso della comunità, alla familiarità con i segni che indicano la presenza di Dio e in vario modo lo comunicano; in una parola, introdurli alla comprensione e all’esercizio del sacerdozio regale, con il quale sono consacrati dallo Spirito Santo » (DB 44)[27].
Quello della formazione liturgica è un problema attuale e urgente in quanto senza di essa non sarà mai possibile una vera partecipazione. Occorre tuttavia non identificare la formazione con la spiegazione dei vari simboli o gesti liturgici, anche se molto richiesta dai fedeli e dai catechisti. Allora ogni itinerario di catechesi liturgica dovrebbe avere tre obiettivi precisi, sostanzialmente evidenziati nel Documento di base (nn. 115-116):
- iniziare ai riti e ai segni della celebrazione;
- far comprendere la natura e i compiti del sacerdozio di Cristo e dei fedeli che viene esercitato nell’atto liturgico;
- formare e iniziare al senso dell’assemblea celebrante, che si raduna soprattutto nel giorno del Signore, e nell’anno liturgico.
Diversamente, senza adeguata catechesi, la liturgia continuerà a restare un libro chiuso al popolo o difficilmente decodificabile. La catechesi, da parte sua, potrà soddisfare questo compito a condizione che ci siano catechisti preparati, in grado di svolgere una efficace catechesi del rito (DB 115), del sacramento (DB 45; 78) e del mistero (DB 187). Evidentemente una tale catechesi sarà efficace nella misura in cui si inserisce nel cammino globale di formazione del cristiano.
Conclusione
Dalle linee tracciate nel Documento di base hanno preso il via i vari catechismi della CEI per le diverse età, fino alla loro stesura definitiva.
Al di là di alcune carenze, per altro messe in risalto dai liturgisti all’atto della verifica[28], - e credo ormai risolte -, mi sembra di poter affermare che l’aspetto liturgico ha trovato una soddisfacente sistemazione sia nei volumi del catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, sia nei volumi dei giovani e degli adulti.
D’altra parte il Documento di base resta anche per i liturgisti un testo autorevole e di riferimento, in particolare per ogni progetto di formazione liturgica.
Bibliografia
- Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la catechesi, Libreria Editrice vaticana, Città del Vaticano 1997
- Conferenza Episcopale Italiana, Catechismo per la vita cristiana, Il rinnovamento della catechesi, Editore: Fondazione di religione Santi Francesco di Assisi e Caterina da Siena, Borgo San Dalmazzo 1989
- Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, in Enchiridion Vaticanum (documenti ufficiali della Santa Sede, 1962-1965) vol. I, Edizioni Dheoniane, Bologna 1985.
- Antonio Mistrorigo, Vivere Cristo nella liturgia, Portalupi editore, Casale Monferrato (AL) 2001.
- Domenico Sartore - Achille M. Triacca – Carlo Cibien, Liturgia (dizionario di), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2001.
- Alfredo Di Stefano, Liturgia, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1991.
- AA. VV. La Costituzione sulla sacra Liturgia, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1967.
- Centro Azione Liturgica, Enchiridion Liturgico, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1994.
- Jean Lebon, Pour vivre la liturgie, Les Editiones du Cerf, Parigi 1986
- Cipriano Vagaggini, Il senso teologico della Liturgia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1994.
- Catechismo della Chiesa Cattolica, testo integrale e commento teologico a cura di Rino Fisichella, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 2003.
- Celebrare in Spirito e verità, Edizioni Liturgiche, Roma 1992.
[1] Camposcuola per catechisti, presso il Centro Pastorale “Giovanni Paolo II” in Mugnano del Cardinale (AV), dal 27 al 29 agosto 2009. - Si è ritenuto opportuno non modificare il titolo, “Liturgia e Catechesi”, apparso sulla locandina approntata dall’Ufficio Catechistico Diocesano per pubblicizzare l’evento. In realtà quando andrò dicendo in questo mio breve intervento ha come tema: “Liturgia e Catechesi: un rapporto inscindibile e vitale”.
[2] A questo proposito si vedano: Liturgia e comunicazione della fede, Seminario di studio, Roma, 16-16 novembre 2000, in Ufficio Liturgico Nazionale «Notiziario», 14 /aprile 2001; Alberto Torresani, Giù le mani dalla liturgia in «Il Domenicale», n. 34 del 22 agosto 2009, p. 5; Uwe Michael Lang, I riti? Occorre diffonderli, non certo abolirli, diceva il sommo John Henry Newman in «Il Domenicale», n. 34 del 22 agosto 2009, p. 5; Guido Santoro, Liturgia, Cosmo, Architettura, Ed. Cantagalli, Siena 2009.
[3] Si pensi, ad esempio, ai tanti ragazzi, e giovani, che pur frequentando la catechesi, con una certa assiduità, disertano puntualmente le celebrazioni liturgiche domenicali o festive. Nella mia, anche se breve, esperienza parrocchiale, nello stilare il calendario degli incontri di catechesi, ho sempre inserito le celebrazioni liturgiche (la domenica e le altre solennità di precetto, il mercoledì delle ceneri, la settimana santa, la solennità del SS. Corpo e Sangue del Signore e le feste dei patroni) quali effettivi incontri formativi.
[4] D’ora in poi nel testo anche SC.
[5] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium 10: «… la liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Infatti le fatiche apostoliche sono ordinate a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, partecipino al sacrificio e mangino la cena del Signore. A sua volta, la liturgia spinge i fedeli, nutriti dei «sacramenti pasquali», a vivere «in perfetta unione», domanda che «esprimano nella vita quanto hanno ricevuto con la fede». La rinnovazione poi dell'alleanza del Signore con gli uomini nell'eucaristia conduce e accende i fedeli nella pressante carità di Cristo. Dalla liturgia dunque, particolarmente dall'eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia, quella santificazione degli uomini e glorificazione di Dio in Cristo, verso la quale convergono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa.»
[6] Cfr. Dizionari San Paolo, Liturgia (a cura di Domenico Sartore - Achille M. Triacca - Carlo Cibien), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2001, pp. 328-339.
[7] Conferenza Episcopale Italiana, Catechismo per la vita cristiana, Il rinnovamento della catechesi, Editore: Fondazione di religione Santi Francesco di Assisi e Caterina da Siena, Borgo San Dalmazzo 1989 (d’ora in poi sarà indicato anche con DB). Nell’edizione del 1989, rispetto alla prima edizione del 1970, è riportata una «Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo ‘il rinnovamento della catechesi’» (d’ora in poi sarà indicata con Lettera dei Vescovi).
[8] Possiamo riassumere in questo modo le linee fondamentali di tale progetto:
- La catechesi è per la vita cristiana ed è finalizzata a generare una mentalità di fede;
- La catechesi ha come suo centro vivo Gesù Cristo, uomo-Dio;
- La catechesi nella prospettiva del mistero dell’incarnazione sceglie un metodo a fondamento del quale sta la duplice fedeltà a dio e all’uomo;
- La catechesi ha nella comunità-Chiesa il suo soggetto principale e il suo ambiente vitale (cfr. C. Nosiglia, Le scelte di fondo del progetto catechistico italiano in «Credere Oggi», 9 (1989) n. 53, pp. 68-78; Ufficio Catechistico Nazionale, Itinerario per la vita cristiana. Linee e contenuti del progetto catechistico nazionale, LDC, Leumann (TO), 1985, pp. 13-27
[9] A. Ambrosanio, Invitati dalla buona notizia, in Ufficio Catechistico Nazionale, Catechisti di qualità. Atti del 1° Convegno nazionale dei catechisti, Roma 23-25 aprile 1988, Roma, 1988, p. 107
[10] Cfr. «lettera dei Vescovi» al n. 4 (DB p. 8)
[11] Sulla presenza della liturgia nel Documento di base vi segnalo soprattutto: G.M. Medica, Liturgia e catechesi, «Rivista Liturgica», 60 (1973), pp. 591-610. Così pure: R. Lombardi, Catechesi e liturgia nella riflessione pastorale italiana del periodo post conciliare, Morcelliana, Brescia, 1982, pp. 69-77; D. Sartore, Catechesi e Liturgia. Problematiche e prospettive per una pastorale organica, «Notiziario dell’Ufficio Catechistico Nazionale», 18 (1989), pp. 89-93.
[12] Cfr. Lettera dei Vescovi, n. 6
[13] Cfr. Lettera dei Vescovi, n. 6
[14] Cfr. Lettera dei Vescovi, n. 6
[15] I documenti magisteriali successivi non aggiungono nulla a quanto si legge nel DB. Non dice molto neanche il nuovo, per così dire, «documento di base» sulla liturgia, a cura del Consiglio dell’Associazione Professori e Cultori di Liturgia (Celebrare in spirito e verità. Sussidio teologico-pastorale per la formazione liturgica, CLV, Roma 1992). In esso il documento di base non viene mai citato e, forse, i pochi riferimenti alla catechesi non sviluppano in modo adeguato il suo rapporto con la liturgia.
[16] D’ora in poi anche OLM (cioè Ordo lectionum Missae)
[17] J. Pinell, L’anno liturgico. Programmazione ecclesiale mistagogica, «O theologos» 6 (1975), 25, più in generale pp. 9-28.
[18] Cfr. A. Caprioli, L’anno liturgico: introduzione al tema ed orientamento bibliografico, «Ambrosius», 54 (1978), 469-470.
[19] Cfr. DB 116.
[20] Solo Luca racconta l’incontro tra i due discepoli (di uno soltanto è offerto il nome, Clèopa) e il Risorto sulla strada che da Gerusalemme conduce a Emmaus, villaggio distante 60 stadi -come si dice nell’originale greco-, cioè poco più di 10 Km o 7 miglia, villaggio variamente identificato. Il racconto è scandito in due tappe. Nella prima, ambientata nel percorso, Gesù spiega le Scritture alla luce della sua Pasqua, facendo « ardere » il cuore dei suoi interlocutori. È significativo che i due non riconoscano Gesù, pur avendolo seguito durante i suoi giorni terreni; accadrà così anche a Maria di Magdala (Gv 20, 11-18). Per riconoscere il Risorto non basta la ragione o l’esperienza di fisica; è necessario un altro canale di conoscenza, quello della fede, necessario a noi e ai primi testimoni in maniera uguale. Nella seconda tappa, quando i viandanti raggiungono il villaggio e sostano attorno a una mensa, i loro occhi si aprono solo allo « spezzare il pane », una locuzione che indica la celebrazione della cena eucaristica. È all’interno dell’esperienza di fede propria del culto che il volto del Risorto diventa riconoscibile ed è radice di speranza e di testimonianza.
[21] Cfr. DB 29.
[22] Si veda pure: Istr. Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n54; SC 52.
[23] Cfr. F. Brovelli, L’omelia. Elementi di riflessione e di dibattito recente, «La scuola cattolica», 117 (1989), 311-312; D. Mosso, L’omelia parte dell’azione liturgica, in «Rivista liturgica», 74 (1987), 183.
[24] In Evangelizzazione e sacramenti al n. 72 è detto che una certa omiletica «può, in breve volgere di anni sostituire egregiamente una certa forma di catechesi del passato, più legata forse ad un freddo schematismo, che all’immediatezza vissuta della celebrazione liturgica».
[25] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium n. 7;
Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione su la Chiesa Lumen Gentium, nn. 10-11
[26] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 14
[27] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione su la Chiesa, Lumen Gentium n. 10;
Enc. Mysterium Fidei, 3 settembre 1965, n. 57;
Istr. Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n.11
[28] Cfr. L. Della Torre, Catechesi e liturgia: punto di vista di un liturgista in «Rivista di pastorale liturgica», 26 (1988) n. 149, 22-27; G.F. Venturi, Liturgia e catechesi, prassi e riflessioni di un decennio, «Rivista liturgica», 72 (1985), 12-23. Sull’edizione definitiva dei nuovi catechismi si vedano alcune osservazioni di D. Sartore in «Rivista liturgica», 79 (1992), 142-143; 247-248










