don Domenico De Santis
direttore dell'Ufficio Liturgico Diocesano
Sacrosanctum Concilium, rinnovamento radicale.
Se il Concilio Vaticano II ha prodotto un rinnovamento radicale, questo è toccato soprattutto alla liturgia: qui si può parlare di vera e propria "riforma".
Nella costituzione Sacrosanctum Concilium abbiamo innanzitutto la riscoperta del ruolo della Scrittura anche per la liturgia: ogni forma di preghiera, di celebrazione dei sacramenti non può non trovare nella Parola di Dio la sua fonte e il suo sviluppo; da qui il rinnovamento che si è poi avuto nella celebrazione dei sacramenti; l'uso della lingua volgare, la riforma del canto, della musica e di tutti i testi per i vari usi liturgici .
Chiamati ad essere Chiesa per continuare l'opera della salvezza …
Ma che cosa si proponevano di raggiungere i Padri conciliari?
Lo troviamo nel Proemio. Far crescere ogni giorno di più la vita cristiana dei fedeli, riformare, attraverso un radicale rinnovamento tutta la vita della Chiesa - come di fatto è avvenuto - , favorire quel dialogo tra tutti i credenti in Cristo, spendere nuove energie per chiamare tutti gli uomini ad essere Chiesa : celebrare, cioè, la salvezza.
"Celebrare" è un concetto sul quale oggi si riflette molto: si vuole capire - per vivere più intensamente - questa realtà poliedrica che chiama in gioco dinamismi umano-divini.
L'orientamento base e la premessa essenziale che ci deve guidare nella riflessione, consiste nel tenere vivo il senso della storia della salvezza in cui gli uomini e il mondo sono inseriti.
Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tm 2, 4): questo piano di salvezza, questa opera di redenzione, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nell'Antico Testamento, è stata compiuta in Cristo Signore .
Ma parallelamente deve rimanere lucida alla nostra considerazione la verità della Chiesa: costituita da Cristo come sua (cfr. Mt 16, 18), che vive edificata su Cristo (cfr. 1 Pt 2, 5), che è tempio del Signore e Corpo di Cristo (cfr. 1 Cor 3, 16-17; 2 Cor 6, 6-16; Ef 2, 21) e che - quando "la Parola si fece carne e pose la sua tenda tra noi" (Gv 1, 1-14; cfr. Gv 2, 15-16) - è il luogo spirituale del culto di Dio.
Da allora la Chiesa non tralascia di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale mediante l'azione di grazie "a Dio per il suo dono ineffabile" (2 Cor 9, 15) nel Cristo Gesù, "in lode della sua gloria" (Ef 1, 12), per virtù dello Spirito Santo . E in questo tempo della Chiesa (che è la continuazione del tempo di Cristo), la Chiesa attua la salvezza nella liturgia, ultimo momento della salvezza.
… nella Liturgia … per mezzo di Cristo …
Giova anche alla formazione del concetto di "celebrare" la precisa cognizione teologica della liturgia della Chiesa, fondata saldamente su Cristo sacerdote, pontefice eterno, mediatore della Nuova Alleanza.
E' il Concilio Vaticano II che ci offre una definizione di liturgia, in questa linea: "giustamente perciò la liturgia è considerata come l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra" .
La Liturgia della Chiesa ha dunque per funzione non solo di rendere a Dio il culto che gli è dovuto, ma di rendere presente e operante fra gli uomini il suo mistero di salvezza
La costituzione SC presenta una catechesi fondamentale sulla liturgia della Chiesa.
Ricorda che Cristo nel suo mistero pasquale è la pienezza della storia salvifica. Il messaggio e l'azione di Cristo salvatore continuano nella storia umana per mezzo della predicazione del Vangelo, e per mezzo "del Sacrificio e dei sacramenti, sui quali s'impernia tutta la vita liturgica della Chiesa … Per realizzare un'opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche" .
La salvezza di Cristo giunge all'uomo di questo mondo attraverso i segni simbolici del culto della Chiesa, e in essa si stabilisce il dialogo, l'alleanza della salvezza. Questa è la santificazione dell'uomo e la glorificazione di Dio. Per questo la liturgia terrena è un anticipo della salvezza eterna dell'uomo e della glorificazione di Dio da parte dell'uomo, un anticipo della liturgia eterna .
Non è difficile vedere le somiglianze e differenze di questa descrizione di liturgia della Chiesa con quella offerta dall'enciclica Mediator Dei : si completano reciprocamente.
Nei due documenti, SC 6-8 e Mediator Dei, in modo particolare i numeri alla nota 9, il contenuto dell'azione liturgica è lo stesso: l'azione salvifica di Cristo che santifica l'uomo e glorifica Dio. Pure identico è il riferimento ai segni e alla Chiesa. Ma è diversa la prospettiva teologica: di storia salvifica, nella Costituzione; del sacrificio di Cristo, nell'Enciclica. Diverso anche lo stile e diverse le formulazioni. Ma ambedue le presentazioni della liturgia della Chiesa sono complementari e si integrano a vicenda. La storia salvifica esposta nella Costituzione si completa con la sua interpretazione cristologica, neotestamentaria e tradizionale, del sacerdozio di Cristo. A sua volta, il sacerdozio di Cristo esposto nell'Enciclica si completa con la sua collocazione nella dinamica della storia salvifica, vale a dire, nel suo quadro appropriato.
… operante nella Chiesa e per mezzo della Chiesa …
Secondo SC 6, la salvezza di Dio si è fatta presente nella Chiesa fin dall'inizio della sua vita, "leggendo in tutta la Scrittura quanto a lui si riferiva (Lc 24, 27) e celebrando l'Eucarestia". Di qui l'importanza della parola nella liturgia e del mistero di salvezza che apporta alla Chiesa nelle celebrazioni.
"Cristo … è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura" ; "Cristo annunzia ancora il suo vangelo" . Questo è il mistero di salvezza che la parola celebrata apporta alla Chiesa. Presenza e salvezza di Cristo che non si sovrappongono alla presenza e salvezza operate nel sacramento, ma "le due parti che costituiscono in certo modo la Messa, cioè la Liturgia della parola e la Liturgia eucaristica, sono congiunte tra di loro così strettamente da formare un solo atto di culto" .
La liturgia è la realtà più viva e l'espressione più eloquente della vita della Chiesa. E' mediante la Liturgia che la Chiesa "riconosce" e "dice" la propria identità, rinnova e esprime se stessa.
Nella Liturgia, infatti, essa (la Chiesa) fa esperienza del suo essere e del suo esistere. La liturgia è la Chiesa stessa nella sua relazione simbolica più densa con Dio e con la sua totalità .
"Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la vostra gioia sia perfetta" (1 Gv 1, 1-4).
Per questo motivo, l'episcopato italiano, negli orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000, dedica la propria attenzione su questo aspetto fondamentale, la Chiesa a servizio della missione di Cristo: "Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa. Questo si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché attraverso la preghiera liturgica la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongano i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza della vita . L'Eucarestia, fonte e culmine della vita di fede, ci ricorda come la Nuova Alleanza che in essa si celebra è principio di novità e di comunione per il mondo intero: Dio continua a radunare intorno a sé un popolo da un confine all'altro della terra …
Assolutamente centrale sarà approfondire il senso della festa e della liturgia, della celebrazione comunitaria attorno alla mensa della Parola e dell'Eucarestia, del cammino di fede costituito dall'anno liturgico …" .
… per mezzo dei sacramenti …
La costituzione conciliare SC al n. 26 si esprime così: "le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è sacramento di unità, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi. Perciò tali azioni appartengono all'intero Corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell'attuale partecipazione"
La celebrazione dei sacramenti, dunque, e in modo particolare la santa Messa, in quanto azione di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente ordinato, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa universale, per quella locale, e per i singoli fedeli .
Infatti, nella stessa Messa si ha il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo, Figlio di Dio .
In essa inoltre la Chiesa commemora, nel corso dell'anno, i misteri della redenzione, in modo da renderli in certo modo presenti . Tutte le altre azioni sacre e ogni attività della vita cristiana sono in stretta relazione con la Messa, da essa derivano e ad essa sono ordinate .
Anche se non sempre si può avere la presenza e l'attiva partecipazione dei fedeli, che manifestano più chiaramente la natura ecclesiale dell'azione liturgica , sempre però la celebrazione eucaristica ha l'efficacia e la dignità che le sono proprie, in quanto azione di Cristo e della Chiesa , e il sacerdote vi agisce sempre per la salvezza del popolo.
Poiché inoltre la celebrazione dell'Eucarestia, con tutta la Liturgia, si compie per mezzo di segni sensibili, mediante i quali la fede si alimenta, si irrobustisce e si esprime , si deve avere la massima cura nello scegliere e nel disporre quelle forme e quegli elementi che la Chiesa propone, e che, considerate le circostanze di persone e di luoghi, possono favorire più intensamente la partecipazione attiva e piena e rispondere più adeguatamente al bene dei fedeli.
Dopo aver affermato con decisione la speciale dignità della Liturgia, la Costituzione liturgica afferma con un tono ancor più deciso la maggiore efficacia delle azioni liturgiche rispetto alle altre azioni della Chiesa. Nessuna di queste, si dice, può eguagliare, allo stesso titolo e nello stesso grado, l'efficacia delle azioni liturgiche .
… in cammino verso la santa città di Gerusalemme
SC 8 con poche espressioni ci descrive il significato escatologico della nostra partecipazione alla Liturgia della Chiesa. I Padri conciliari ne parlano espressamente nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa: "La nostra unione …con la Chiesa celeste si attua in maniera nobilissima, poiché, specialmente nella sacra Liturgia, nella quale la virtù dello Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina maestà, e tutti, di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione, riscattati col sangue di Cristo (cfr. Ap 5, 9) e radunati in un'unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Di uno e trino. Perciò quando celebriamo il sacrificio eucaristico ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre Vergine Maria, ma anche del beato Giuseppe e dei beati Apostoli e Martiri e di tutti i Santi".
"Tutti …, quanti siamo figli di Dio e costituiamo in Cristo una sola famiglia (cfr. Eb 3, 6), mentre comunichiamo tra di noi nella mutua carità e nell'unica lode della Trinità santissima, corrispondiamo all'intima vocazione della Chiesa e pregustando partecipiamo alla liturgia della gloria eterna. Poiché quando Cristo apparirà e vi sarà la gloriosa risurrezione dei morti, lo splendore di Dio illuminerà la Città celeste e la sua lucerna sarà l'Agnello (cfr. Ap 21, 23), esclamando a una voce: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello va la benedizione, l'onore, la gloria e il dominio per tutti i secoli" (Ap 5, 13) .
In conclusione, Cristo, Chiesa e Liturgia è l'ordine gerarchico del mistero della salvezza. Non si tratta qui solo di un ordine di dipendenza: esiste infatti una intima connessione tra Cristo, la Chiesa e la Liturgia: La Chiesa dunque dipende da Cristo ed è in connessione con lui. Come, anche, è vera la dipendenza e la connessione della Liturgia nei riguardi della Chiesa e di Cristo. Vige, inoltre, una profonda e inscindibile unità tra Cristo e la Chiesa. E' quindi nella Liturgia che si concreta al massimo tutta l'economia divina della salvezza, che ha il suo centro in Gesù Cristo.
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