Assemblea diocesana Ac, custodire l’ascolto, la bellezza e l’umanità

DSCF1844Perché abbiamo scelto come titolo dell’Assemblea Ac d’inizio anno “Educare a custodire”? Come sapete “CUSTODIRE” è il verbo che ci accompagnerà durante questo primo anno del triennio. E “CUSTODIRE” non vuol dire limitarsi ad eseguire il compitino affidato e a togliere la polvere, né significa dover timbrare un cartellino nella logica di una semplice e, tutto sommata, confortevole e comoda amministrazione di cose da fare o di cose già fatte consuetudinarie da ripetere. Abbandoniamo, come ci ha ripetuto più e più volte papa Francesco, il “sì è sempre fatto così!”. Indossare questa casacca, infatti, ci fa viaggiare con i paraocchi e frena la nostra "Passione Cattolica" fino a rischiare anche di bloccarla.

“CUSTODIRE” significa essere chiamati a ristrutturare, radicalmente in certi casi, alla luce del Vangelo le stanze del proprio cuore, il proprio modo di pensare. E in questo continuo educarci a custodire, ognuno di noi, a seconda di quello che è il proprio cammino, il proprio percorso, la propria ricerca, ha, come dire, ha una sensibilità maggiore verso qualcosa in particolare. E, a qualunque volto o situazione o tematica sia rivolta la nostra cura, tre attenzioni non possono mancare: custodire l’ascolto, custodire la bellezza e custodire l’umanità.

Custodire l’ascolto. Ascoltarci con gratuità, con la giusta sensibilità e delicatezza, non smettere mai di farlo per costruire, non arrenderci mai nell’incontrare per ascoltare. Ascoltarci, confrontandoci anche con toni duri, anche con toni accesi (se necessario), derivanti dalla Passione per il Vangelo, per le persone e per il territorio, ma un confronto che miri a costruire e non a distruggere, che miri ad accogliere e non ad escludere. Imparare ad ascoltare, sempre di più, anche i silenzi e a dialogare sui silenzi, i nostri e quelli degli altri. Stare accanto all’altro, anche stando in silenzio. Ciò richiede in tutti il grande sforzo di accogliere il pensiero e i limiti degli altri senza giudicarli (partendo dal riconoscere ed accogliere i propri), di considerare gli altri sempre superiori a sé stessi e di nutrire un po’ di sana diffidenza verso le proprie idee. Richiede in tutti, cioè, di essere sempre in continua ricerca e di non sentirsi mai arrivati. Ci diceva mons. Sigismondi al Convegno dei Presidenti diocesani e degli assistenti unitari, che “chi non dubita mai delle proprie valutazioni e delle proprie certezze, senza ascoltare mai gli altri non sta facendo discernimento”.
Custodire la bellezza, quella stupenda che possediamo dentro di noi che ha bisogno di essere vista per dare e costruire speranza, quella di essere credenti nell’annuncio del Vangelo, quella del nostro territorio e di coloro che lo abitano, che lottano per esso, che non perdono la speranza. Una bellezza dove, ed è così per ognuno di noi, non sono sempre rose e fiori, ma una bellezza che attraversa difficoltà, fatiche, dubbi, problemi, disagi. Mostrare la bellezza significa, dunque, mostrare noi stessi per concederci nuove possibilità ed opportunità, noi stessi così come siamo....non smettiamo mai di mostrarla....proviamo a non tenerla nascosta ed a trasmetterla.
Custodire l’umanità....prima di tutto. Base di partenza del nostro essere credenti credibili e discepoli-missionari. E l’associazionismo di Ac svolge proprio un ruolo di autentica promozione dell’umanità, in un rapporto di corresponsabilità e camminando insieme. Custodire l’umanità vuol dire “Restiamo umani!”.....per costruire relazioni autentiche, per dare una vicinanza concreta a chi ne ha bisogno, per accompagnare.....per non restare indifferenti di fronte alle ingiustizie, alle illegalità, ai razzismi, alle discriminazioni, ai cinismi, agli opportunismi, alle corruzioni, al nostro territorio violentato e massacrato ora dall’incuria e dalla mancata prevenzione, ora dagli incendi, ora dai rifiuti tossici, ora dall’invasione dei pali eolici......per non restare indifferenti di fronte ai pianti di dolore, di rabbia, d’indignazione.......per non voltarci dall’altra parte senza né vedere, né sentire quello che accade nella nostra terra, nei nostri paesi. Spesso sono coltellate su piaghe in un corpo già torturato e traumatizzato. “Restiamo umani!” di fronte ai bisogni, per andare incontro soprattutto laddove ci sono ferite e difficoltà.
Da questo punto, dal restare umani, parte tutto: l’ascolto e la bellezza, di cui parlavo prima, e nell’ascolto e nella bellezza la fraternità, la solidarietà, la comunione, l'etica dei comportamenti e delle azioni, l’amore per la giustizia e la legalità, l’amore per il prossimo, l’amore per il bene comune. Ed è in quel custodire l’umanità il senso di tutto il Vangelo. Proprio l’altro giorno, nell’omelia per il I anniversario dall’insediamento, il nostro vescovo Mimmo ci ripeteva che “il sogno della Chiesa è quello di ritrovare nel Vangelo la fonte della vita. Tutto a partire dal Vangelo". Occorre, sempre di più, una passione forte e coinvolgente da mettere in pratica con amore per quel Vangelo nel quale crediamo. Coraggio e passione da ricercare, sempre di più, nella formazione, nella missionarietà, nell’osare la speranza. Coraggio e passione da ricercare, sempre di più, da credenti in cammino che vogliono puntare ad essere credibili.

 

Giovanni Pio Marenna, presidente diocesano di Azione Cattolica *

 

* intervento all’Assemblea Ac d'inizio anno associativo 2017/2018 "Educare @ Custodire" di sabato 7 ottobre 2017 a Cerreto Sannita

foto: Mena Ioele

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Beata Sr Maria Serafina DSC

Servo di Dio Mons. Luigi Sodo

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